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Niente art. 18 per chi supera la soglia

Favorire la crescita dimensionale delle Pmi che per effetto delle nuove assunzioni con contratto a tutele crescenti supereranno la soglia dei 15 dipendenti, attraverso l’estensione delle nuove regole sui licenziamenti a tutti i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato, vecchi e nuovi. Nessuna estensione generalizzata, invece, dei benefici economici destinati dalla legge di stabilità alle sole assunzioni fatte con la nuova tipologia contrattuale. Insieme alla conferma dell’attuale soglia per gli indennizzi a carico delle piccole imprese fino a 15 dipendenti che, in caso di licenziamento ingiustificato, è pari a 6 mensilità. 
Su questi nodi stanno ragionando i tecnici del governo, impegnati nella messa a punto del decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti che vedrà la luce entro metà dicembre, insieme al decreto sui nuovi ammortizzatori. Oggi sono previsti diversi incontri “politici”; il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, incontrerà il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza e i deputati Dem della commissione lavoro. Nel pomeriggio il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, vedrà il presidente della commissione lavoro, Cesare Damiano, insieme a Speranza. Analoghi incontri si terranno con gli altri partiti della maggioranza.
L’intenzione del governo è di utilizzare il nuovo contratto a tutele crescenti per incentivare il superamento della soglia dei 15 dipendenti, da parte di quelle imprese che non intendono varcarla per paura di dover applicare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Come è noto, le nuove regole sui licenziamenti non si applicano ai lavoratori già assunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Solo per le nuove assunzioni con contratto a tutele crescenti, in caso di licenziamento ecomomico ingiustificato si applicherà l’indennizzo crescente in base all’anzianità di servizio, al posto della reintegra. Che verrà confermata ai neoassunti solo per alcune fattispecie specifiche dei licenziamenti disciplinari (si discute se ancorarle a casistiche penali o interpretare l’articolo 18 al fatto materiale contestato dall’impresa). Secondo l’orientamento del governo, un’impresa con 15 dipendenti che dovesse fare una nuova assunzione, in caso di licenziamento illegittimo invece di dover applicare per i vecchi dipendenti la tutela reale dell’articolo 18, potrebbe attuare per tutti e 16 i dipendenti le nuove regole sui licenziamenti. «Stiamo valutando tutti gli strumenti che possano incentivare la crescita aziendale», spiega Taddei. C’è un precedente, la proposta lanciata nel 1999 da Massimo D’Alema, di una sospensione triennale dell’articolo 18 per le imprese fino a 15 dipendenti intenzionate ad assumere, ma il premier vi rinunciò a causa del no della Cgil e di parte dell’allora Pds.
Un altro punto che dovrà essere chiarito in vista della stesura definitiva del Dlgs, riguarda l’entità degli indennizzi economici che sostituiscono la reintegra: l’orientamento sembra essere quello di abbassare il tetto ipotizzato di 36 mesi, considerato troppo oneroso dalle imprese, e superiore rispetto a quello fissato negli altri Paesi europei. Per le piccole imprese prende quota la proposta di confermare gli attuali indennizzi che vanno da un minimo di 2,5 ad un massimo di 6 mensilità.
Quanto agli ammortizzatori, si ragiona dell’ipotesi di estendere l’Aspi a 300mila collaboratori a progetto, che deve fare i conti con le resistenze della Ragioneria. Verranno unificate Aspi e mini-Aspi, rapportando la durata del trattamento «alla pregressa storia contributiva del lavoratore».
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