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Niente accordo sulla Tobin tax

La Tobin tax si allontana. Non ci sarà, infatti, un accordo tra gli undici paesi della cosiddetta “cooperazione rafforzata”, tra cui Italia, Francia e Germania, sull’introduzione di un prelievo sulle transazioni finanziarie. Accordo che era stato annunciato nei mesi scorsi per la fine dell’anno. L’indicazione, come riportato da Radiocor, è arrivata da fonti della presidenza italiana della Ue, secondo le quali, ci sono «dubbi sostanziali sulla possibilità di un’intesa, mentre si tratta di consegnare il dossier alla prossima presidenza».
L’Ecofin in programma oggi, che discuterà del piano in quanto gli 11 Paesi sono obbligati a riferire al Consiglio,prenderà quindi atto del blocco e rinvierà tutto a gennaio (Ecofin, invece, dovrebbe approvare il nuovo testo della direttiva europea sulla cooperazione amministrativa nel settore fiscale 2011/16/Ue che integra i requisiti normativi del Common Reporting Standard a beneficio dei 28 paesi appartenenti).
Le questioni che ancora dividono gli 11 Stati in materia di Tobin tax, del resto, sono sempre le stesse da mesi. Si discute ancora, infatti, sull’applicazione del principio di residenza o di emissione, vale a dire se la tassa deve colpire in base al paese in cui si trova l’entità che emette il titolo ovvero in relazione a dove viene emesso il titolo azionario.?Così come non si è ancora raggiunto un consenso unanime sull’estensione o meno del prelievo ai prodotti derivati e agli strumenti obbligazionari emessi da soggetti pubblici (titoli di Stato) e sui meccanismi per assicurarne il versamento.
La proposta di introdurre in Europa una tassazione comune sulle transazioni finanziarie è in stand-by da quasi due anni. A gennaio del 2013, 11 Paesi, (Germania, Francia, Belgio, Spagna, Austria, Portogallo, Slovacchia, Grecia, Estonia, Italia e Slovenia che, però, all’ultimo minuto, in crisi politica, non ha sottoscritto l’accordo), avevano lanciato l’idea di una “cooperazione rafforzata” per superare le riserve degli altri partner.
A maggio 2014, peraltro, la Corte di Giustizia Ue ha respinto il ricorso con cui la Gran Bretagna, tra i paesi maggiormente contrari alla Tobin tax comunitaria per le possibili ripercussioni sulle transazioni finanziarie a Londra, aveva chiesto di bocciare la cooperazione rafforzata.
Il progetto discusso dalla Commissione Ue a febbraio 2013, tra le proteste delle associazioni di categoria, prevede un’imposta minima comune dello 0,1% sulle transazioni relative a tutti gli strumenti finanziari ad eccezione dei derivati, sui quali verrebbe applicata una tassa dello 0,01%. Il gettito complessivo è stato stimato in circa 35 miliardi di euro l’anno.
Quanto al versante italiano c’è da rilevare come tra il 2011 e il 2014, per una serie di modifiche al sistema fiscale, gli introiti per l’Erario derivanti dalla tassazione delle rendite finanziarie (ad esempio con l’aumento dal 1° luglio 2014 dal 20 al 26%) e del risparmio in generale, hanno subito un notevole incremento. Non certo per “merito” della Tobin tax italiana sulle transazioni finanziarie (prelievo dello 0,20% per le transazioni sui mercati non regolamentati e dello 0,10% per gli scambi di Borsa), introdotta dal 1° marzo 2013, che ha portato nel primo anno di applicazione nelle casse pubbliche circa 260 milioni. E per il 2014 si stimano entrate intorno ai 300 milioni.

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