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Niel in Consob: già in Telecom ma sotto al 2%

Xavier Niel avrebbe già messo sul piatto di Telecom Italia 1,1 miliardi di euro: 800 milioni per l’equity swap sul 5,1% del capitale ordinario e 300 milioni per le opzioni call. Ma allo stato risulterebbe in possesso solo di una quota azionaria inferiore al 2%, al di sotto cioè della soglia informativa minima. Per poter richiedere la convocazione di un’assemblea, secondo le norme italiane, occorrerebbe avere in mano almeno il 5%. Prima della riapertura dei mercati questa mattina, comunque, il patron di Iliad/Free – che nella campagna italiana agisce però in proprio – illustrerà in dettaglio al mercato la composizione della sua «posizione lunga», pari complessivamente al 15,1%. Ieri mattina Niel si è recato in Consob, accompagnato dai suoi legali – lo studio BonelliErede, della cosa si occupano in particolare Umberto Nicodano, esperto di M&A, e Mauro Cusmai, esperto d’Opa e società quotate (l’avvocato francese è Btredin Prat, anch’egli grande esperto di M&A) – ma all’uscita, dopo un paio d’ore, non ha rilasciato dichiarazioni.
Nonostante le reiterate smentite, fonti informate sostengono che l’occasione della visita romana di Niel si sarebbe prestata anche per una presa di contatto con la Cdp, questa volta insieme con l’advisor strategico Lazard (se ne occupa direttamente il gran capo di Parigi, coetaneo di Niel, Matthieu Pigasse). Inutile cercare conferme.
In cabina di regia, dunque, ci sarebbe solo Lazard che però non tratta derivati. Infatti i contratti sarebbero stati spacchettati e stipulati con diverse controparti internazionali, tra cui la filiale londinese del Credit Suisse, non necessariamente a conoscenza del disegno sottostante. Morgan Stanley, invece, starebbe lavorando per un altro francese, a monitorare la situazione per conto del “convitato di pietra” Orange. L’ex monopolista francese si era sì candidato come partner di un’eventuale combinazione continentale, fosse partito il consolidamento del settore in chiave europea, ma senza essere coinvolto in alcun modo nelle iniziative degli imprenditori privati francesi, in particolare in quella di Niel che, per modalità e tempistica, ha preso in contropiede anche un finanziere navigato come Vincent Bolloré, il presidente di Vivendi che ha convinto la media company transalpina a riaprirsi un varco nelle tlc, arrivando a controllare – direttamente con azioni – il 20,03% di Telecom Italia.
In attesa del comunicato atteso per questa mattina. dunque, la vicenda della scalata virtuale resta ancora nebulosa per molti. Tra gli aspetti da chiarire con la Consob c’era anche quello dei possibili legami con Vivendi che, a questo punto, sembrerebbero da escludere. A dichiarare di non aver agito in concerto con Niel è stato apertamente il ceo di Vivendi Arnaud de Puyfontaine. Una versione confermata anche dal presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, che – dopo aver avuto sabato un colloquio a Parigi con il nuovo investitore transalpino (e anche con il vertice di Vivendi, in separata sede) – se ne è uscito con la convinzione di un’iniziativa «amichevole» da parte del nuovo entrante. La settimana scorsa l’ad di Telecom, Marco Patuano – interpellato sull’argomento – aveva detto di ritenere che non ci fossero “liaison” tra le due mosse di parte francese. Altro filone d’indagine da parte della Consob riguarda il capitolo del market abuse, per verificare l’impatto delle informazioni circolate prima dell’annuncio sui corsi di Borsa.
Piazza Affari, comunque, non sembra scommettere su un’Opa imminente, nonostante le analogie con il caso Salini-Impregilo. Vivendi ha escluso ufficialmente l’intenzione di lanciare un’offerta pubblica d’acquisto su Telecom. Niel non ha le spalle sufficientemente robuste per far da solo. A meno che la partita si traduca in un pasto per tutti, con un grande spezzatino di Telecom e la rete che, a logica, potrebbe essere recuperata dallo Stato, magari per il tramite della Cdp. Chi lavora sui derivati sostiene comunque che per mettere in piedi una manovra di questo tipo con le opzioni, Niel deve essere “sicuro” della riuscita del suo piano. E, dunque, gli appoggi su cui può contare non sono ancora usciti allo scoperto.

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