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Nicosia tra rassegnazione e rabbia anti tedesca. “Stangata inevitabile, si spera nello sconto”

AL DI là del cattivo augurio per il nostro Paese, il suo giudizio sembra corretto: non si vedono vetrine spaccate o bancomat imbrattati nel centro di Nicosia. Molti distributori automatici delle banche funzionano regolarmente, anche a tarda serata ieri davano disponibilità di contante, senza nessuna fila, nonostante l’annuncio che le agenzie degli istituti non saranno aperte al pubblico prima di giovedì. Forse i correntisti si sono rassegnati, perché sanno che il prelievo verrà misurato sul saldo della mezzanotte di venerdì. La contestazione, per il momento, si sfoga a piazza Faneromeni, su un muro vicino alla bella chiesa ortodossa, dove campeggia la scritta “Troika go home”, seguita dalla A cerchiata. Ma quella degli anarchici, con la vernice spray, era una protesta prevedibile.
Più duro era l’atteggiamento dei quattrocento dimostranti che in giornata hanno sfogato la rabbia mostrando i palmi delle mani con scritto “No” e mostrando cartelli davanti alle sedi istituzionali con slogan come «Se non ci lasciano sognare, non li lasceremo dormire», oppure «Cipro è per la sua gente, non per la Germania». Molti manifestanti sono arrivati davanti all’ambasciata tedesca, qualcuno ha strappato e calpestato la bandiera della repubblica federale. Alla fine, però, la reazione più diffusa, in attesa delle decisioni finali, sembra essere la preoccupazione per il futuro, più che l’irritazione per la prospettiva del prelievo forzoso dai conti correnti. «Se questa tassa è l’unica strada, ci toccherà accettarla, anche se con poco entusiasmo», dice Elena, assistente sociale laureata e disoccupata.
E’ vero che nelle intenzioni del governo il prelievo una tantum dovrebbe colpire soprattutto i più ricchi: la tassa dovrebbe essere del 9,9 per cento sui depositi sopra i centomila euro (il 6,75 su quelli inferiori). E non è detto che le percentuali definitive, concordate con l’Unione europea, siano queste: le pressioni sul governo di Nicos Anastasiades per un trattamento più “morbido” verso i conti correnti di minore entità comporterebbero ovviamente, come compensazione, un ritocco verso l’alto del sacrificio richiesto ai più benestanti. In altre parole, il rischio finale per l’economia è proprio quello che i ricchi stranieri se ne vadano: se le condizioni economiche non sono soddisfacenti, la comunità dei russi facoltosi potrebbe tranquillamente rivolgersi alla Turchia per le vacanze e alla Lettonia per gli investimenti, commenta un osservatore qualificato. Secondo il quotidiano amburghese Die Welt, i depositi a Cipro sono in
calo da fine gennaio, complessivamente sono scesi da 68,4 a circa 65 miliardi di euro (nel maggio dell’anno scorso raggiungevano i 72,5 miliardi di euro). E’ vero che l’anno scorso i servizi segreti tedeschi Bnd hanno accusato l’isola di essere un gigantesco sistema di riciclaggio per denaro di provenienza illecita.
Ma i residenti si aggrappano a quella che ormai è diventata la risorsa principe: gli stranieri. Ottantamila britannici, fra cui molti dei quali pensionati, venuti a riscaldare le ossa al sole del Mediterraneo, e 3500 soldati. A loro il governo britannico ha promesso di rimborsare la tassa. Poi ci sono almeno cinquantamila russi, uomini d’affari spesso ricchi o ricchissimi, decisi a colonizzare con la forza dei capitali petroliferi le zone più belle della costa, a partire da Limassol, Larnaca, Pafos. I sudditi di Sua Maestà in genere si accontentano della pensione, e dunque protestano vivacemente per l’ipotesi di subire “la grande rapina in banca della Ue”, come sintetizza efficacemente il Daily Mail. I concittadini di Vladimir Putin pensano invece al business, hanno creato una loro comunità con radio e giornali, e hanno depositato nelle banche cipriote qualcosa come venti miliardi di euro, poco meno di un terzo del totale. E naturalmente spendono, contribuendo all’economia locale, che si è presto adattata esponendo i prezzi nelle vetrine anche in caratteri cirillici.
Per le vie di Nicosia, però, non si vede: qui la crisi economica si è fatta sentire in maniera pesante. Marios, addetto alle vendite di un’azienda, è a passeggio con la ragazza per Odos Lidras, l’ultima via degli acquisti ancora sopravvissuta alla crisi. Ammette senza difficoltà: «Lavoro senza sosta, dalle otto alle venti. E alla sera posso concedermi un caffè con lei, ma non più di due volte alla settimana ». Zone come Stasikratos, Makaroiu, che prima ospitavano i marchi del lusso, spiega il giovane, sono piene di cartelli “Vendesi” e “Affittasi”. E su Odos Lidras le sale scommesse sono gli unici locali affollati, mentre i negozi vuoti urlano gli ultimi sconti con scritte immense, grandi quasi quanto l’insegna del “Compro oro”, che occupa una parete intera.

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