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Nick Clegg: «La nuova élite della Brexit è intollerante e molto anti-britannica»  

Mister Clegg, c’è un rischio reale per la Gran Bretagna di cadere fuori dall’Unione Europea senza nessun accordo?

«Certamente, è un rischio considerevole».

E come sarà il futuro della Gran Bretagna in questo scenario?

«Molto più instabile e molto più debole. E questa è la grande ironia: perché Theresa May punta a vincere queste elezioni sulla base del fatto che può garantire forza e stabilità al Paese. Mentre il risultato sarà l’indebolimento e l’instabilità».

Nick Clegg è stato vice primo ministro di David Cameron nel governo di coalizione fra liberaldemocratici e conservatori che ha retto la Gran Bretagna fra il 2010 e il 2015. Ora ha in mano il dossier Brexit per i lib-dem , passati all’opposizione, ed è una delle voci più ascoltate nel dibattito sull’Europa a Londra.

Come giudica la strategia perseguita dall’attuale governo sul tema dell’uscita dall’Unione Europea?

«L’interpretazione data dalla premier Theresa May al risultato del referendum è in realtà intollerante e parziale. Stanno perseguendo una Brexit estrema che nella sua ristrettezza e intolleranza, e certamente nei suoi dannosi effetti economici, è molto anti-britannica».

Tuttavia il risultato del referendum dell’anno è stato chiaro, i ferventi europeisti come lei sono stati sconfitti. Come spiega questo esito?

«Negli ultimi anni si è diffuso un legittimo scontento verso lo status quo , ma questo scontento è stato poi sfruttato da gruppi di interesse molto più ristretti e aggressivi, da parti della stampa e della finanza che hanno a tutti gli effetti catturato il partito conservatore. Dal loro punto di vista Theresa May è la migliore portabandiera, perché appare come una figura di stabilità e moderazione. Ciò che lei sta facendo, inconsapevolmente, è perseguire un obiettivo altamente parziale e ristretto. Dunque ciò che abbiamo è una combinazione di legittime ragioni di scontento verso lo status quo , un partito conservatore che è interessato soltanto a mantenersi al governo e alcuni poteri forti molto efficaci (stampa, finanza) che hanno catturato quel partito. Questa combinazione ha incatenato il governo britannico a questo approccio alla Brexit irrazionale, economicamente masochista e autolesionista».

Ma cosa accadrà quando le conseguenze diventeranno evidenti?

«Mi preoccupo terribilmente per le persone che sono state persuase che la Brexit sarebbe stata come una bacchetta magica. Cosa accadrà alla loro rabbia quando si accorgeranno dove li hanno condotti i pifferai magici della Brexit? Ascolteranno la prossima casta di ciarlatani e populisti»

Secondo lei c’è un modo per evitare questo scenario disastroso?

«La Brexit può essere fermata soltanto se alla fine il popolo britannico dirà di non volerla più. E diventerà abbastanza ovvio, nei prossimi mesi e anni, che la Brexit non è quell’utopia che era stata promessa. Spero allora che si possa dare di nuovo voce al popolo. Ma non dobbiamo farci illusioni, sarà difficile portare avanti questa idea. C’è una nuova élite della Brexit che farà qualunque cosa per marginalizzare la voce dei giovani, la voce degli imprenditori locali, le preoccupazioni della Scozia e dell’Irlanda del Nord. Dovremo gridare forte e condurre una campagna dura affinché il popolo britannico possa esprimersi di nuovo. Ma penso che sia possibile».

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