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Nicastro: il governo intervenga per mitigare nuovi paletti sul capitale

Il nuovo cuscinetto di capitale e di debito (Tlac ) che, secondo la proposta del Financial Stability Board, dovrebbe essere implementato dalle banche di rilevanza sistemica globale, come UniCredit, rischia di impattare pesantemente sull’economia reale. Perché gli istituti, per ottemperare a questo ulteriore requisito, qualora divenisse norma cogente, si troverebbero costretti a ridurre in modo significativo il volume dei prestiti. E un simile scenario potrebbe avere risvolti più pesanti per l’Italia, il cui tessuto produttivo, fatto prevalentemente da piccole e medie imprese, è storicamente più incentrato sull’intermediazione bancaria.
Roberto Nicastro, dg di UniCredit, non nasconde la preoccupazione in vista del nuovo, possibile, step e, pur condividendo la logica di fondo, mette in guardia. «Così come è stato congegnato – sottolinea – chi soffrirà maggiormente dell’applicazione saranno le banche commerciali europee che si troverebbero costrette ad emettere, entro il 2019, debito subordinato per circa 400 miliardi di euro senza la garanzia di un mercato in grado di assorbirlo». E senza contare che, avverte il dg, l’introduzione di questo ulteriore tassello – con le banche che dovrebbero detenere una quantità di capitale e debito doppia rispetto a quanto già sollecitato da Basilea 3 – imporrà agli istituti europei, strutturati prevalentemente come holding operative, «di modificare il proprio assetto con la creazione di una holding pura che emetterà i titoli subordinati. Un passaggio, quest’ultimo, che risulterebbe non fattibile in Italia finché il rating è pari a BBB».
Preoccupazioni che il dg di UniCredit ha poi ribadito ieri davanti alla commissione Finanze di Palazzo Madama nell’ambito di una indagine conoscitiva sul sistema bancario. «Siamo in una fase di creazione delle norme – ha detto Nicastro – e siamo ancora in tempo. Al G20 e a Bruxelles il Governo può chiedere una valutazione di impatto delle norme non solo sulla stabilità ma anche sulla crescita». E quale sarebbe il riverbero sulla capacità di UniCredit di sostenere l’economia ? Nicastro è chiaro. «Saremmo costretti a ridurre di diverse decine di miliardi il nostro supporto in Europa dove siamo tra i primi tre gruppi per i prestiti alle Pmi con oltre 200 miliardi di crediti e il secondo in Italia con 100 miliardi».
Insomma, è necessario trovare il giusto punto di compromesso tra l’esigenza di blindare la stabilità delle banche e la spinta alla crescita. Ma c’è anche un altro aspetto che sta a cuore al dg di UniCredit e che rinvia all’esigenza di dare una soluzione rapida al nodo dei crediti problematici delle banche, stimati in 350 miliardi di euro a fine 2014. E, su questo fronte, la sponda del Parlamento può essere cruciale perché, ammette Nicastro, una scossa a costo zero può arrivare dalla riforma del diritto concorsuale e prefallimentare, che può aiutare il progetto del Governo per una “bad bank” e che potrebbe partire da tre-quattro priorità. «Riduzione dei tempi e semplificazione dell’escussione delle garanzie; riconoscimento ai creditori di un ruolo proattivo per un veloce recupero del credito, anche sul fronte dell’individuazione di nuove soluzioni; efficientamento delle procedure e, infine, salvaguardia delle imprese facilitando la concessione di nuova finanza in situazioni di pre-crisi, riducendo i rischi penali collegati alle attività di assistenza realizzate dalle banche». Una proposta che trova il plauso del presidente della commissione, Mauro Marino. «Ne valuteremo la praticabilità».

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