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NextGen, prove generali in vista degli Eurobond

«Una giornata storica per la nostra Unione europea», l’ha definita la presidente dell’esecutivo comunitario, Ursula von der Leyen. La domanda pari a sette volte i 20 miliardi in collocamento a certifica l’appetito di un mercato inondato di liquidità e quindi mai sazio, ma la valenza storica di questo 15 giugno 2021 è data più dall’offerta che dalla domanda. Perché è un nuovo passo verso l’emissione di un debito comune, che – in prospettiva – potrà essere garantito da tutti i Paesi in solido e non pro quota, come previsto finora.

Il processo di consolidamento è ancora lungo, sia dal punto di vista politico che finanziario. Ma a un anno di distanza, l’accordo faticosamente trovato dai leader Ue travolti dalla pandemia ha retto alla seconda ondata del virus e alle tante voci che, in questi mesi, hanno fatto sentire la propria perplessità in merito.

La logica è ancora quella dell’emergenza, e il programma di emissioni Next Gen è per sua definizione temporaneo. Ma i 100 miliardi attesi sul mercato entro l’anno consentiranno di costruire una nuova asset class, di cui il primo a beneficiare sarà l’euro e con esso tutti i grandi cantieri che portano verso il mercato unico dei capitali. Un passo verso gli eurobond, quello di ieri, che prelude ad altri nella stessa direzione da cui tornare indietro sarà sempre più difficile. Come auspicato, in tempi non sospetti, da Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio sulle pagine de Il Sole 24 Ore.

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