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Next generation Eu: la scommessa per la ripresa in otto punti chiave

Next generation Eu è il volto nuovo dell’Europa solidale. Con un salto di qualità nell’integrazione tra Stati sotto il profilo economico, che certo arriva dopo battaglie e contrapposizioni, ma che guarda non solo all’attuale situazione economica, quanto piuttosto a quella delle generazioni future. Non perfetto, ma essenziale.

Il Next generation Eu, lo strumento temporaneo per la ripresa da 750 miliardi di euro, ha superato, nel Consiglio europeo del 10 dicembre, lo scoglio del veto sull’approvazione del bilancio pluriennale Ue 2021-2027 – che arriverà, nel complesso, a 1.824,3 miliardi di euro – minacciato da Polonia e Ungheria a causa dell’inserimento della condizionalità sullo Stato di diritto. Adesso, grazie alla mediazione della cancelliera tedesca Angela Merkel, si procede verso l’approvazione complessiva da parte di Consiglio Ue e Parlamento Ue, prevista nei prossimi giorni.

Intanto gli Stati stanno già lavorando, con un dialogo continuo con Bruxelles, sui Piani nazionali che permetteranno non solo di aiutare i cittadini, ma di svelare le idee di futuro economico, sociale e di formazione e ambientale di ogni Paese. E ogni Governo, quindi sarà sotto i riflettori delle istituzioni Ue, dei propri cittadini e dei mercati.

L’Italia dovrebbe varare il suo Piano a giorni, se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riuscirà a superare le secche in cui si muove la maggioranza prima in Cdm e poi in Parlamento. A questo scopo ha annunciato un confronto con tutte le parti sociali, con gli enti territoriali e con l’opposizione che indicherà come verrà gestito il nostro pacchetto di 209 miliardi, dei 750 complessivi.

1 Dal Next Generation Eu 750 miliardi per la ripresa

Next generation Ue è lo strumento straordinario e temporaneo all’interno del bilancio Ue lanciato dalla Commissione europea con le comunicazioni (456 e 442) del 27 maggio 2020: «Il momento dell’Europa: riparare i danni e preparare il futuro per la prossima generazione» e «Il bilancio dell’Ue come motore del piano per la ripresa europea». L’obiettivo è la ripresa economica dei Paesi Ue travolti dalla pandemia da Covid 19. Non una crescita qualsiasi, però, perché l’erogazione delle risorse è legata all’attuazione di programmi nazionali che puntino all’ambiente, all’innovazione tecnologica e alla crescita.

Il budget previsto – come detto – è di 750 miliardi di euro e l’Italia ne otterrà 209. Se però il bilancio pluriennale Ue è finanziato solo con le risorse proprie della Ue, quello specifico del Next Generation Eu prevede anche che l’Unione assuma prestiti sui mercati finanziari con costi più favorevoli (si veda il punto 8).

Next Generation comprende prima di tutto il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, il famoso “Recovery fund” che viene spesso (impropriamente) utilizzato come sinonimo. Ma stanzia anche 47,5 miliardi di euro per la ripresa per la coesione e i territori d’Europa (React Eu), destinato in particolare ai servizi sanitari, al lavoro e alle piccole e medie imprese.

2 Il Recovery Fund alla base del Next generatione Eu

Dunque il Dispositivo per la ripresa e la resilienza o Recovery fund è alla base del Next generation Eu: stanzia 672,5 miliardi di euro, poi distribuiti tra prestiti (360 miliardi, da restituire tra il 2027 e il 2058) e sovvenzioni (312,5 miliardi di euro). Sostenibilità, resilienza, transizione ecologica e digitale le parole chiave non solo per arginare i danni economici causati dalla pandemia, ma anche per guardare a una crescita e a una ripresa sostenibile e innovativa. Nei Piani per la ripresa possono essere inclusi settori quali le tecnologie pulite, l’efficienza energetica, il trasporto intelligente, la connessione, i servizi digitali, la ricerca e l’innovazione, l’istruzione, le competenze e l’occupazione, la salute.

La ripartizione delle sovvenzioni per il 2021-22 è calcolata tenendo conto del livello di disoccupazione, dell’inverso del Pil pro capite e della quota di popolazione. Dal 2023 si calcolerà il calo reale del Pil, mentre le altre due variabili saranno le stesse. Il Consiglio europeo ha chiarito che le cifre sono state decise tenendo conto degli importi del 2018. L’Italia tra il 2021 e il 2026 potrà accedere a 65,4 miliardi di euro di sovvenzioni e a 127,6 miliardi di prestiti (si veda il grafico

qui a sinistra).

3 Progetti entro il 30 aprile 2021 con tempi e costi certi

Gli Stati devono predisporre Piani nazionali per la ripresa con al centro le riforme strutturali programmate fino al 2026. Non piani generici, però, perché dovranno indicare tempi, risultati intermedi e finali e costi. Come chiarito dal Consiglio Ue, almeno il 37% della dotazione deve servire per la transizione verde. Soglia minima del 20% per la trasformazione digitale.

I Piani con tutti i progetti dettagliati vanno presentati alla Commissione Ue entro il 30 aprile 2021. Le misure coperte possono essere anche state già avviate dal 1° febbraio 2020.

La valutazione della Commissione, che chiederà un parere al Comitato economico e finanziario, dovrà avvenire entro due mesi e successivamente Bruxelles la trasmetterà al Consiglio Ue e al Parlamento. L’approvazione finale spetterà al Consiglio attraverso una decisione da adottare entro quattro settimane dalla proposta della Commissione. È previsto un sistema di prefinanziamento pari al 10% delle sovvenzioni e al 10% dei prestiti. Le procedure di approvazione sono, però, ancora in corso di perfezionamento. Certa, tuttavia, la possibilità di sospendere i pagamenti in caso di gravi inadempienze da parte degli Stati.

4 Ogni sei mesi il punto e una task force per i controlli

Gli Stati membri saranno tenuti a riferire sullo stato di avanzamento delle misure ogni sei mesi e la Commissione comunicherà al Parlamento e al Consiglio Ue lo stato di attuazione.

I Paesi, poi, dovranno recepire le raccomandazioni inviate ogni semestre e dare seguito alle osservazioni della Commissione, puntare alla crescita, all’occupazione e alla resilienza economica. Previsto anche un controllo ex post entro il 2029.

Il 16 agosto 2020, inoltre, è stata istituita la Recovery and Resilience Task Force (Recover), operativa presso il Segretariato generale della Commissione europea che riporta direttamente al Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e che opera in cooperazione con la Direzione generale per gli affari economici e finanziari (nell’ambito dell’attività del Commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni). Controllerà l’attuazione dei Piani e l’utilizzo delle risorse.

5 Gli input della Commissione per i piani nazionali

La Commissione europea ha presentato gli orientamenti e un modello standard per guidare gli Stati membri nella preparazione dei Piani nazionali, preceduta da contatti informali per arrivare al risultato. Due le parole chiave: riforme sostanziali e investimenti, con piani credibili e realizzabili. Tra le indicazioni della Commissione, la richiesta di presentare statistiche nazionali e regionali su entrate, popolazione, educazione, tasso di occupazione, specificando i cambiamenti in questi settori avvenuti negli ultimi anni. Inoltre, andranno indicati gli impatti macroeconomici sulla stabilità e la produttività, sulle infrastrutture critiche e sul sistema sanitario, sul rischio di povertà e sull’impatto sulle imprese. Tra i target, il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, con particolare riferimento al clima e all’obiettivo della neutralità climatica da raggiungere entro il 2050.

6 Gli effetti sulla Pa e le misure contro frodi e corruzione

Nei Piani nazionali dovranno essere indicati gli effetti sul funzionamento delle istituzioni nazionali e sull’amministrazione pubblica, incluse le misure da intraprendere per impedire frodi, riciclaggio e corruzione.

Per la Commissione, proprio per garantire il miglioramento del sistema economico e degli investimenti, gli Stati dovranno mettere in primo piano la riforma della giustizia nel segno dell’effettività del funzionamento del sistema e la lotta all’evasione fiscale. Aspetti che – scrive Bruxelles nella Comunicazione del 17 settembre 2020 che contiene il modello del Piano nazionale – sono centrali anche per gli investimenti dei privati. La Commissione ha anche chiesto di individuare un coordinatore del Programma nazionale e una struttura speculare a quella istituita a Bruxelles.

7 Le richieste del Consiglio Ue per il piano italiano
Il Piano definitivo italiano sarà presentato nel 2021, ma le linee guida approvate dal Comitato interministeriale per gli affari europei (opera anche del comitato tecnico di valutazione, presieduto dal ministro per le Politiche europee Vincenzo Amendola) e da Camera e Senato il 13 ottobre sono già al centro di un dialogo con Bruxelles.

Diverse criticità erano emerse già nelle raccomandazioni. Tra le richieste del Consiglio Ue, la necessità di incrementare la preparazione in risposta agli eventi di crisi, pur riconoscendo che il sistema sanitario italiano ha servizi universali altamente specializzati, di buona qualità e accessibili. E questo nonostante la nostra spesa sanitaria sia inferiore alla media Ue. L’indicazione è di migliorare i processi di governance e di colmare la carenza degli investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria.

Richiesto anche un intervento per impedire i ritardi nei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche alle imprese, che riducono la liquidità incidendo negativamente sulle aziende di piccole dimensioni. Infine c’è un’articolata richiesta di miglioramento del sistema giudiziario e del funzionamento della Pa.

Sul fronte interno, il Piano arriverà in Parlamento (sempre con i caveat sulla tenuta della maggioranza) e dovrà essere decisa la governance per la gestione dei fondi.

8 La Ue potrà ottenere i fondi dai mercati con gli «eurobond»

Il Next generation Ee con il Recovery fund è incentrato sulla possibilità della Commissione di ottenere fondi dai mercati. Il Consiglio ha autorizzato la Commissione a operare sul mercato per conto dell’Unione e per acquisire liquidità utilizzabile, come detto al punto 1, unicamente per il Next generation Eu. Non per il resto delle poste del bilancio pluriennale 2021-27. Un passo avanti storico con un percorso assai travagliato e che dovuto superare veti che sembravano insormontabili (purtroppo) prima del Covid: è la prima volta che questo ruolo, tradizionalmente proprio degli Stati, passa a livello Ue, con il sì dei 27 Stati membri a un debito comune che porterà a risorse comuni. Una prima prova di emissioni comuni comunque c’è già stata: il 27 ottobre 2020 è stata quotata alla Borsa di Lussemburgo la prima obbligazione sociale emessa per i programma Sure (lo strumento di sostegno per attenuare i rischi di disoccupazione causati dalla situazione di emergenza). La sottoscrizione dell’obbligazione ha superato di 13 volte l’offerta disponibile. Se il buon giorno si vede dal mattino…

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