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A New York con 179 euro

Un comandante italiano nella cabina di un velivolo realizzato anche in Italia, in partenza oggi dalla Capitale e con la livrea di una compagnia norvegese che in questi mesi sta creando qualche grattacapo a quelle «tradizionali». Eccole le premesse del volo Norwegian Air DY7023, il primo collegamento diretto low cost intercontinentale dall’Italia. Decollo verso le 17.30 da Fiumicino, arrivo previsto 9 ore dopo a Newark/New York. A bordo del Boeing 787-8 ci saranno quasi tutti connazionali che hanno pagato biglietti a partire da 179 euro a tratta. Cifra che a gennaio scende a 140. Niente Business, 32 sedili in Premium, 259 in Economy.

Norwegian — che conta su una flotta di 143 aerei e nei prossimi anni ne riceverà altri 200 — nei primi dieci mesi del 2017 ha trasportato 28,2 milioni di persone. È padrona del segmento low cost tra Europa e Nord America — con il 64% dei posti complessivi, calcola FlightGlobal — e da Roma consentirà di raggiungere pure Los Angeles (da sabato) e San Francisco/Oakland (dal 6 febbraio 2018).

Fu Freddie Laker, nell’autunno 1977, a lanciare Skytrain nel mercato dei voli low cost di lungo raggio. L’esperimento fallì, soprattutto a causa della recessione globale. Quarant’anni dopo le cose sono cambiate. Oggi sono 19 le compagnie «senza fronzoli» — la metà fondata tra il 2015 e il 2017 — che volano in almeno 73 aeroporti attraverso 907 collegamenti intercontinentali settimanali. Ci sono società nate all’interno di grandi realtà, come Jetstar (Qantas), Scoot (Singapore Airlines), Eurowings (Lufthansa), Level (Iag, holding di British Airways, Iberia, Aer Lingus, Vueling), Joon (Air France). E quelle sorte dal nulla, come AirAsia X (Malesia), Norwegian Air, Wow Air (Islanda), WestJet (Canada), Primera Air (Danimarca).

Per tutte, o quasi, lo stesso modello di business. Con la tariffa base — che da Regno Unito e Islanda parte in alcuni scali da 65 euro — si può portare soltanto un bagaglio a mano. Tutto il resto è un extra. Nel caso del vettore norvegese: 35 euro (a tratta) per scegliere il posto, 35 per il cibo, 50 per il bagaglio in stiva. «Pensiamo sia giusto far pagare solo ciò che effettivamente si richiede», spiega l’azienda.

Le compagnie tradizionali, dopo un periodo di scetticismo, ora cercano di adottare parte di quel sistema. E i risultati, sul costo medio dei biglietti, si notano. Secondo la Iata, l’organizzazione internazionale che riunisce 275 vettori, si è passati — per un volo di andata e ritorno — dai 580 dollari nel 1996 ai 353 di oggi.

Funzionerà? «Aziende come Norwegian Air e AirAsia X stanno ridisegnando l’aviazione, ma la loro sfida principale è quella di mantenere bassi i prezzi anche in presenza di un costo elevato del petrolio», sostiene Nadejda Popova di Euromonitor International. «Le low cost intercontinentali devono ancora dimostrare di essere profittevoli, ma sono una realtà», ragiona Tim Coombs, di Rdc Aviation Economics. «Le cose cambieranno in meglio con l’introduzione dei velivoli a corridoio singolo, più piccoli e meno dispendiosi, come i Boeing 737 Max o gli Airbus A321neo LR». Questi ultimi hanno un’autonomia di 7.400 chilometri. New York dista da Roma 6.900, Milano 6.400. Quanto alla comodità, beh, questa è un’altra storia.

Leonard Berberi

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