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Netflix, 80 film propri nel 2018

Contenuti originali, per essere sempre più indipendenti dai produttori esterni, per allettare gli abbonati con l’esclusiva, per chiamare nella propria scuderia i migliori talenti del settore. Fin qui è la strategia di Netflix che conosciamo, ma con l’annuncio dei risultati del terzo trimestre la società guidata da Reed Hastings ha mostrato di voler ancor più accelerare in questa direzione, forte anche delle performance al di sopra delle attese.

Così ha alzato il budget da investire in produzioni originali il prossimo anno fino a 7/8 miliardi di dollari (7 mld di euro) per raggiungere da subito almeno il 50% di contenuti propri nel catalogo, una parte dei 17 miliardi di dollari (14,5 mld di euro) di spesa già annunciati nei mesi scorsi. Il capo dei contenuti, Ted Sarandos, ha annunciato che non ci saranno soltanto nuove serie, ma anche 80 film e diversi anime.

Le ragioni sono molteplici. Intanto la direzione dei contenuti originali è stata presa anche da altri concorrenti di Netflix, con Apple ultima arrivata. Ma soprattutto è da non sottovalutare quanto annunciato da un gigante come Disney, che non concederà più i propri diritti a Netflix dal 2019 (Pixar, Marvel, Star Wars…) e comincerà a offrire direttamente propri servizi in streaming, a partire da Espn. Fra i motivi, poi, l’ambizione di diventare sempre più un approdo per grandi registi e sceneggiatori, non solo per le serie. Raggiunto un buon livello agli Emmy (Netflix nell’ultima edizione è risultato secondo soltanto a Hbo per numero di premi), ora è il caso di diventare un concorrente temibile anche per gli Oscar, dove già Amazon ha vinto due statuette con Manchester by the Sea.

Nella lettera agli investitori, ricordando le mosse di Disney, Apple, Amazon e di molti altri, il management di Netflix ha detto che «è un periodo eccitante» perché molte società media e tecnologiche «vedono la stessa grande opportunità che vediamo noi», ma anche che «il nostro lavoro è migliorare Netflix il più rapidamente possibile per rendere soddisfatti i nostri abbonati, guadagnare il loro tempo di visione e stare davanti alla concorrenza nei decenni a venire».

Il management parla anche di un’altra strategia, questa volta commerciale: mentre i network lineari escono dai tradizionali pacchetti per vendere direttamente i propri contenuti ai consumatori finali via streaming, «ironicamente» Netflix sta lavorando con chi invece i pacchetti li fa o con le telco. Per esempio gli abbonamenti del servizio di video streaming sono venduti da Sfr/Altrice in Francia con offerte unite alla fibra, così con Proximus in Belgio e T-Mobile in Usa. E nuovi accordi si faranno in altri paesi.

Il progetto di investire ancora di più in prodotti originali è rafforzato dai risultati del terzo trimestre: 2,9 miliardi di dollari (2,5 mld di euro) di ricavi dallo streaming globale, +33,2% di crescita, con una proiezione per l’intero anno di 11 miliardi di dollari di fatturato (9,35 mld di euro). Gli abbonati sono cresciuti di 5,3 milioni ben sopra le previsioni che parlavano di 4,4 milioni per raggiungere in totale i 109 milioni di cui 104 milioni paganti (+24%). Dei 5,3 milioni aggiunti la maggior parte ovviamente arriva dai paesi extra-Usa: 4,45 milioni. L’utile del trimestre è arrivato a 130 milioni di dollari (110,5 mln di euro).

Andrea Secchi

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