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«Nessuna resa alle pressioni globali sui prezzi»

FRANCOFORTE
La Banca centrale europea non intende arrendersi alle forze dell’economia globale che concorrono nel tenere l’inflazione bassa. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha offerto ieri un’altra indicazione che cercherà di pilotare il consiglio della banca verso nuove misure di stimolo nella prossima riunione di marzo, quando, secondo quanto ha dichiarato il mese scorso, «sarà necessario rivedere e possibilmente riconsiderare» la linea della politica monetaria .
Sceso nella “tana del lupo” dei suoi critici più determinati, la sede di Francoforte della Bundesbank, Draghi, davanti al presidente della banca centrale tedesca, Jens Weidmann, seduto in prima fila, ha smontato le argomentazioni secondo cui la Bce dovrebbe attendere prima di ulteriori interventi in quanto molti fattori che insieme determinano la disinflazione, dalla demografia, al crollo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, alla globalizzazione, a nuove tecnologie, come l’e-commerce, sono fuori dal suo controllo, o sono temporanei. «Queste forze – ha detto – possono far sì che l’inflazione ritorni più lentamente verso il nostro obiettivo, ma non c’è ragione perché debbano portare a un tasso d’inflazione permanentemente più basso».
Il presidente della Bce, nel suo discorso all’associazione europea di economisti Suerf, ha sostenuto che i rischi di un rinvio negli interventi, che potrebbe portare a un radicamento della bassa inflazione sono più alti di quelli di un’azione prematura. Oggi allo 0,4%, nei prossimi mesi potrebbe scendere di nuovo sotto zero ed è in ogni caso lontanissima dall’obiettivo di stare sotto, ma vicino al 2%; a marzo, la proiezione degli economisti della Bce per il 2016, ora all’1%, verrà nettamente tagliata.
Draghi riconosce che lo stimolo monetario può avere alcuni effetti collaterali, ma ha rivendicato il primato della lotta all’inflazione, indicata nel mandato dai Trattati europei.
«Ci sono delle sfide, ma non giustificano l’inazione», ha affermato. Quanto ai rischi di instabilità finanziaria, un’altra argomentazione avanzata dalla fazione attendista in seno al consiglio della Bce, non vanno contrastati con la politica monetaria, ha sostenuto Draghi, ma con un miglioramento della regolamentazione e supervisione finanziaria, con la politica fiscale e con misure macro-prudenziali.
Il presidente della Bce si è dichiarato convinto che, alla fine, una banca centrale determinata possa avere la meglio sulle forze disinflazionistiche. «Se non ci arrendiamo all’inflazione bassa, e sicuramente non lo faremo – ha detto – essa ritornerà a livelli coerenti con il nostro obiettivo. Se invece capitoleremo a “forze disinflazionistiche inesorabili” o invocheremo periodi più lunghi di transizione per la discesa dell’inflazione, nei fatti finiremo per perpetuare la disinflazione».
Il presidente della Bundesbank Weidmann ha sostenuto in più occasioni che il ribasso dei prezzi del petrolio ha un effetto espansivo sull’economia e quindi la Banca centrale europea potrebbe permettersi di attendere prima di un’ulteriore risposta di politica monetaria. Secondo Draghi, «più a lungo l’inflazione resta bassa, più grande il rischio che non ritorni automaticamente verso l’obiettivo». Se l’inflazione bassa alimenta aspettative d’inflazione più basse possono esserci «effetti di secondo grado» su salari e prezzi e «quello che è cominciato come uno shock positivo dell’offerta può trasformarsi in uno shock negativo per la domanda».
Il banchiere centrale italiano non ha peraltro offerto alcuna indicazione su possibili misure che verranno esaminate dal consiglio del 10 marzo prossimo. I mercati finanziari scontano già un taglio di 10 punti base del tasso d’interesse sui depositi delle banche presso la stessa Bce (oggi a -0,30) e considerano fra le altre ipotesi possibili un aumento dell’importo mensile degli acquisti di titoli (ora di 60 miliardi di euro), oppure interventi su altre categorie di titoli.
Dopo il suo intervento, Draghi si è intrattenuto lungamente con Weidmann e il presidente della Banca centrale olandese, Klaas Knot, un altro dei consiglieri della Bce più critici nei confronti della linea promossa da Draghi.
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