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«Nessuna proroga per Edison»

di Cheo Condina

«Non sarà necessario chiedere un'ulteriore proroga oltre il 31 ottobre, c'è tempo sufficiente per chiudere il riassetto Edison entro quella data». Il dossier Edison sembra alla stretta finale e le parole del ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, che a fine agosto aveva strappato a Edf un allungamento del patto di sindacato italo-francese su Foro Buonaparte dal 15 settembre a fine ottobre, smentiscono le voci, diventate più insistenti durante lo scorso week end, su una nuovo spostamento della scadenza. «Sono in attesa di ricevere dai soci italiani una proposta definitiva e condivisa, che sia sulla base dell'ipotesi di marzo (che prevedeva lo spezzatino di Edipower, ndr) o di qualche altro schema, – ha aggiunto all'agenzia Radiocor il ministro, a margine di un incontro del Pdl a Milano – Poi la presenterò al numero uno di Edf, Henri Proglio». Insomma, il prossimo vertice tra Romani e Proglio potrebbe essere l'ultimo e soprattutto quello decisivo, sancendo un'intesa già condivisa a grandi linee dalle società e destinata i giorni seguenti a essere definita nei dettagli, magari ricorrendo sì a una proroga tecnica e per questa di brevissima durata.

A2A ed Edf, in questi giorni, stanno del resto dando vita a un confronto serrato con l'obiettivo di raggiungere un accordo soddisfacente per i molteplici attori coinvolti nella partita. Poco o nulla filtra sulle trattative, nel corso delle quali – secondo i bene informati – italiani e francesi avrebbero comunque concordato su due aspetti rilevanti. In primo luogo sul fatto che non c'è più tempo da perdere: un altro rinvio esporrebbe Edison a un nuovo downgrade da parte delle agenzie di rating. E nel caso di Moody's il declassamento avrebbe un risvolto clamoroso perchè porterebbe il rating di Foro Buonaparte (oggi Baa3 con prospettive negative) a livello junk. L'altro aspetto su cui Edf e A2A avrebbero raggiunto una certa sintonia è l'opportunità di non trascinare ulteriormente un matrimonio, quello in Edison, che non è mai funzionato. Troppe le incomprensioni legate al passato e troppi, soprattutto, gli interrogativi sul futuro per prolungare la convivenza attraverso una put a tre anni. L'opzione di uscita per gli italiani, ufficialmente, è uno schema ancora allo studio: un recente report di Credit Agricole, per esempio, ipotizza una put a tre anni a 1,5 euro con Opa a 1,3 euro su Edison. Tuttavia, la forbice tra i prezzi di mercato (0,9 euro) e il patrimonio netto della società, che col nuovo piano industriale vedrà comunque sottoposto il goodwill di 3,5 miliardi a impairment test, rischia di essere troppo ampia per il raggiungimento un compromesso che soddisfi le garanzie chieste dai grandi soci di A2A (i Comuni di Milano e di Brescia) sulla put e sulla governance della nuova Edison. Gli stessi soci di minoranza, Iren in primis, sarebbero ormai rassegnati a una liquidazione dignitosa delle quote di Delmi.

In un contesto in cui entrambe le parti preferirebbero chiudere la partita senza eccessivi esborsi (e minusvalenze) si inserisce l'idea del polo delle rinnovabili. Edison ha in portafoglio impianti mini idro, fotovoltaici, eolici e da biomasse solide che valgono oltre 800 milioni. Trasferire questo pacchetto "verde" alla cordata italiana e abbonare a quest'ultima i 600 milioni di quota parte del debito di Transalpina di Energia (la holding che controlla il 61% di Edison), equivarrebbe a valorizzare il 30% di Foro Buonaparte in mano a Delmi poco sotto 1,3 euro. Senza far passare neppure un euro – anche se la percorribilità di questa strada è tutta da verificare – si chiuderebbe la partita. Se poi si rendessero necessarie ulteriori compensazioni, Edison conta sempre un parco di impianti idroelettrici di quasi 1700 MW, che vale 1 miliardo abbondante.

Sull'ex genco Edipower, a parte la grana Acea, la questione è più semplice. L'idroelettrico, che ha priorità nel dispacciamento, vale 1 milione per MW installato, circa il doppio rispetto ai cicli combinati considerato che per il gas si stima un ritorno ai livelli di domanda del 2007 nel 2017. Ecco perchè, sempre lo studio del Credit Agricole valuta i tre nuclei idro di Edipower 827 milioni (di cui Edison vorrebbe mantenerne almeno uno) e le quattro centrali a gas realmente funzionanti 2,15 miliardi. Per definire il break up si distribuiranno gli impianti in base alle quote dei singoli soci, utilizzando il debito (1,1 miliardi) per limare le differenze. Sullo sfondo, tuttavia, resta un aspetto non certo secondario legato alle centrali A2A a gas di Gissi e Scandale, nel 2011 decisamente sotto utilizzate. A marzo Edf era pronta a rilevarle per un corrispettivo tra 600 e 800 milioni, oggi è ancora disponibile a farlo? Si tratta di un aspetto non secondario, che può influenzare in misura significativa la convenienza dell'intera operazione per la multiutility lombarda. Intanto, ieri, Edison ha reso noto di avere finalizzato la cessione degli impianti di Taranto all'Ilva per 164,4 milioni, mentre Edf ha emesso un bond trentennale da 1,25 miliardi di sterline con l'obiettivo di allungare la curva delle scadenze sul debito.

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