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Nessuna mini Tasi nel 2016

Niente conguagli Tasi nel 2016. Lo stop che da parte dell’esecutivo sembra profilarsi sulla tormentata vicenda delle delibere sui tributi locali approvate fuori tempo massimo dai comuni, scongiurerà il ripetersi del pasticcio della «mini Imu» del 2014. Quando, come si ricorderà, nonostante l’abolizione dell’imposta municipale sulla prima casa, i contribuenti dei municipi che «furbescamente» avevano nel frattempo aumentato le aliquote al solo scopo di ricevere rimborsi più cospicui dall’erario, furono chiamati a versare la differenza. Lo stesso pericolo si sarebbe potuto ripetere l’anno prossimo con la Tasi, se la sanatoria delle delibere, inserita nella legge di stabilità al senato (si veda ItaliaOggi del 12 novembre) fosse stata confermata. E invece, a quanto pare, il governo sembrerebbe intenzionato a cancellare con un tratto di penna l’emendamento che faceva salve le delibere approvate entro il 30 settembre. Alla base del dietrofront una considerazione molto semplice: così com’è scritta, infatti, la norma è inutile perché, entrando in vigore il 1° gennaio 2016, non avrebbe effetti sul saldo Imu-Tasi del 16 dicembre e avrebbe, invece, come unica conseguenza, una nuova chiamata alla cassa per i contribuenti tenuti a versare una quota di un tributo (la Tasi sull’abitazione principale) abolito. Un evidente scivolone di immagine che il governo (che mediaticamente ha fatto dell’eliminazione delle tasse sulla casa il cuore della manovra) non poteva pemettersi. Anche se, rispetto alla mini Imu del 2014, la platea di comuni che avrebbero chiamato alla cassa i propri cittadini sarebbe stata in questo caso sensibilmente contenuta. Nel 2014 il problema interessò 2.390 municipi. Ora, invece, gli enti che, con delibere approvate entro il 30 settembre 2015, hanno variato le aliquote 2014, sono solo 330.

La mancata sanatoria fermerà in questi comuni le lancette del fisco locale al 2014, non solo per l’anno che sta per concludersi, ma anche per tutto il 2016, visto il blocco delle aliquote deciso dal ddl stabilità.

Il dietrofront sulle delibere sarà ufficializzato molto probabilmente domani, termine ultimo per la presentazione degli emendamenti di governo e relatori (Fabio Melilli e Paolo Tancredi) in commissione bilancio alla camera. Il pacchetto di modifiche a cui si sta lavorando è corposo e vede, in cima alla lista, la tutela dei risparmiatori (titolari di obbligazioni subordinate) che, con il dl salva banche del governo (recepito in manovra con un emendamento), hanno visto andare in fumo i propri risparmi. Tra le altre misure, oltre al pacchetto sicurezza su cui il governo investirà circa un miliardo, dovrebbe trovare posto anche il credito Irpef del 50% per chi compra case ad alta efficienza energetica (A o B) direttamente dai costruttori. Nel menu anche uno stanziamento a favore dell’Inps per permettere all’Istituto di previdenza di finanziare il progetto della «busta arancione», il documento che contiene l’indicazione della futura pensione per i lavoratori.

Sul capitolo Sud, invece, l’esecutivo sarebbe orientato a rifarsi agli emendamenti parlamentari. Come anticipato su ItaliaOggi del 5 dicembre, gli interventi faranno rotta principalmente sul credito d’imposta per gli investimenti. Con una percentuale fino al 15% e un orizzonte temporale che il governo per il momento fissa al 2019. Una riedizione della Visco Sud, insomma, su cui governo e maggioranza si starebbero orientando per sostenere le politiche di sviluppo nel Mezzogiorno.

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