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«Nessun ribaltone, le forze politiche sostengano Monti»

di Marzio Breda

ROMA — «Da domani alla fine di aprile verranno a scadenza quasi duecento miliardi di euro di Buoni del Tesoro e bisognerà rinnovarli collocandoli sul mercato».
E' in questa frase del suo intervento a chiusura delle consultazioni che Giorgio Napolitano alza il velo sulla posta in gioco adesso. Un memorandum reso drammaticamente concreto dall'imponenza di quelle cifre, per far soppesare alla politica (e far capire agli italiani) quale rischio si aprirebbe nel caso si tentasse «un precipitoso ricorso a elezioni anticipate» e quindi un vuoto di governo. Un pericolo da evitare in maniera assoluta. Perché si è aperto — segnala, sillabando le parole — «il momento della prova, il momento del massimo senso di responsabilità».
Insomma: altro che «partita aperta e subito chiusa», addirittura con l'insediamento ipotizzato entro la giornata di lunedì, secondo i troppo euforici azzardi di qualcuno. Il varo dell'esecutivo di Mario Monti, che ha accettato ieri sera «con riserva» l'incarico, entra adesso nel suo passaggio più critico. Quello degli ultimi negoziati, affidati al premier incaricato. Una fase che impone, sì, di «fare presto», ma anche di «fare bene», come ripetono al Quirinale, per esorcizzare con la cautela le incognite sempre in agguato in questi casi. Incognite che il capo dello Stato segnala già nel tono carico di apprensione con cui si esprime, parlando davanti alle telecamere all'ora di cena. L'aria è quella di chi ha il dubbio, e voglia trasmetterlo, che non si sia compresa fino in fondo la portata della sfida e le conseguenze che ricadrebbero sul Paese nell'eventualità di un fallimento.
E' evidente che questi segni di residue incertezze, Napolitano deve averli colti in diversi dei suoi interlocutori di ieri, in un'interminabile maratona di incontri. Di sicuro si aspettava contraddizioni, sospetti, veti incrociati, tatticismi, subordinate, temporeggiamenti. Che infatti ci sono stati, nonostante l'intesa di massima affiorata nei colloqui, svoltisi — riconosce con sollievo — in «un clima riflessivo e pacato». Ma, dovendo accompagnare con la persuasione morale il tentativo di costruire una maggioranza da destra a sinistra, ha creduto giusto sostenere lo sforzo di Monti con argomenti forti. E, nel contempo, spiegare i presupposti della propria scelta e respingere alcune critiche rivolte al Colle.
In primo luogo pone una precondizione, che sembra sottintendere anche un giudizio sulle manifestazioni di piazza, vissute male da Berlusconi e dal suo partito (come del resto ha dimostrato il segretario Angelino Alfano davanti ai cronisti). Per lui è tempo di «ristabilire un clima di maggiore serenità e reciproco rispetto». Se si vuole sul serio voltare pagina, facciamo in modo che nei prossimi mesi diventi davvero possibile lavorare «per il bene comune». Tutti, «per far uscire il Paese dalla fase più acuta della crisi finanziaria… e per recuperare l'indispensabile fiducia degli investitori e delle istituzioni europee».
«Questo è ciò che l'Italia si augura», avverte il presidente, forte del sostegno che ha sentito crescere intorno a sé. Questo è ciò che conta, incalza, replicando a quanti hanno recriminato sul percorso studiato dal Quirinale per glissare il voto, evocato presunti «ribaltoni» e contestato addirittura una «sospensione della democrazia». Invece no, è il ragionamento del presidente: non ci sarà «alcun ribaltamento» del risultato delle elezioni del 2008, dopo il quale lo schieramento vincente ha negli ultimi mesi «visto crescere rotture e tensioni» che — rivendica a futura memoria — il Quirinale ha seguito «con scrupolosa imparzialità». Si tratta «soltanto» di dare vita a un governo in grado di unire «forze politiche diverse in uno sforzo straordinario».
Ora, quel «soltanto» è in realtà qualcosa di enorme e che potrebbe apparire una chimera, dopo 17 anni di divisioni feroci e di guerriglia politica. «Un tentativo difficile», certo, ma forse perfino terapeutico, per la salute di una democrazia dell'alternanza oggi piuttosto malandata. Finita questa parentesi, garantisce, la parola tornerà agli elettori, «senza che sia stata oscurata o confusa alcuna identità».
E, a conferma che le posizioni di tutti saranno tutelate, vale per Napolitano (e dovrebbe valere per i capi partito) il profilo di Monti, che non ha nulla di politicamente borderline: «Personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica e al tempo stesso dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata in Europa e negli ambienti internazionali».
Si chiude con questo appello la dichiarazione del presidente. Da stamane la partita è nelle mani del premier incaricato e del Parlamento, che potrà decidere di affidargli anche materie non comprese nel programma annunciato, ad esempio qualche riforma. Entro la settimana, ma forse già domani, la risposta.
 

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