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Nessun passo in avanti su accesso e arretrato civile

Nulla di fatto ieri all’incontro tra rappresentanze dell’avvocatura e ministero della Giustizia sui temi dell’accesso e dello smaltimento dell’arretrato. L’avvocatura sul primo versante ha presentato una proposta unitaria che fa leva sulla formula dei tre anni generalisti più un biennio di specializzazione: uno per chi cerca impiego nel pubblico o nel privato e uno, invece, a numero chiuso dedicato a chi vuole intraprendere la professione giuridica (avvocato, notaio o magistrato).
I rappresentanti della Giustizia hanno preso atto della proposta e si sono impegnati a studiare una soluzione che però, a questo punto, difficilmente potrà essere tradotta in un emendamento al disegno di legge di riforma dell’ordinamento professionale, che da oggi tornerà in discussione nell’aula della Camera.
Meglio studiare un provvedimento specifico al quale affidare la revisione della disciplina dell’accesso. Che però dovrà tenere conto anche dell’orientamento dell’altro ministero interessato, quello dell’Università, che, a sua volta, sembrava più propenso a una conclusione tradizionale del percorso universitario, lasciando il numero chiuso per l’anno obbligatorio di frequentazione della scuola di formazione.
Difficile dire se la diversità di approcci condurrà anche a un’impasse totale sulla proposta. Sta di fatto che la Giustizia si è impegnata a presentare una sintesi del lavoro fatto. Anche perché i tavoli (e i temi) di confronto con l’avvocatura si sono, nelle ultime settimane, moltiplicati, e adesso dovrebbero anche cominciare a produrre qualche risultato concreto.
Ieri, al centro della discussione ci sono state anche le varie ipotesi di smaltimento dell’arretrato civile. Dall’avvocatura è arrivata una chiusura su ipotesi di rilancio delle sezioni stralcio, sottolineando però la disponibilità a prendere in considerazione forme di coinvolgimento che non vadano a detrimento della qualità della risposta. Su questo versante, però, il nodo da sciogliere rischia di essere molto prosaicamente quello della risorse a disposizione per un intervento che non potrà certo essere a costo zero.
L’avvocatura, alla vigilia del congresso di Bari, si trova così a fare i conti con la necessità di portare a casa un risultato che sinora tarda ad arrivare nei ripetuti faccia a faccia con il ministero (la settimana scorsa in via Arenula è stato ricevuto anche il Patto per la giustizia, con le rappresentanze di avvocati, magistrati e personale amministrativo). Sull’ordinamento c’è ottimismo per una soluzione positiva almeno alla Camera, affrontando poi le incognite del Senato, mentre sugli altri temi emerge con evidenza la difficoltà ad arrivare, con uno scorcio di legislatura a disposizione, a soluzioni soddisfacenti.

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