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Nessun divieto per la Tremonti ter

di Stefano Loconte e Giulia Cipollini  

La Tremonti Ter sfugge al divieto generale di cumulo con «altri incentivi pubblici comunque denominati» introdotto dal nuovo «Decreto Rinnovabili 2011» (dlgs 3 marzo 2011, n. 28, pubblicato in G.U. n. 71 del 28 marzo 2011, S.O. n. 81/L) e che riguarda i nuovi incentivi per la promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. È un'affermazione secca che ha già sollevato numerosi quesiti e dubbi interpretativi negli operatori del settore.

Da più parti, infatti, non si comprende il trattamento differenziato riservato alla Tremonti Ter, che già nel vigore del precedente regime pareva beneficiare di una piena cumulabilità con i certificati verdi. La Tremonti Ter rappresenta, in estrema sintesi, un particolare regime di detassazione degli investimenti (che siano stati effettuati nel periodo compreso tra il 1° luglio 2009 e il 30 giugno 2010), mediante l'esclusione del 50% degli stessi dall'imposizione sul reddito della società interessata all'agevolazione. In particolare, secondo quanto disposto dal Decreto Rinnovabili 2011, non troverebbe applicazione con riguardo alla Tremonti Ter quella disposizione della Legge finanziaria 2008 che ha disposto che la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili ha diritto di accesso agli incentivi di cui ai Certificati Verdi «a condizione che i medesimi impianti non beneficino di altri incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto energia, in conto capitale…». Ebbene, da una prima lettura della norma appena richiamata, parrebbe che scegliendo la piena cumulabilità degli incentivi di cui ai certificati verdi con il regime della Tremonti Ter, il legislatore abbia inteso fare anche una valutazione a monte sulla natura di «contributo», in conto energia o capitale, della Tremonti Ter (giungendo a escluderla). Altrimenti detto: non potendo inquadrare la Tremonti Ter né tra i contributi in conto energia né tra i contributi in conto capitale, la stessa sfuggirebbe al divieto di cumulo generale stabilito dal Decreto Rinnovabili 2011 (confermando quindi l'impostazione di cui la previsione contenuta nella Finanziaria 2008 era già espressione). In ragione delle considerazioni svolte sin qui è però evidente l'esigenza di chiarezza che preoccupa gli operatori. Innanzitutto, una tale lettura delle nuove disposizioni del Decreto Rinnovabili imporrebbe una precisa e chiara riflessione sulla natura di tutti i contributi e agevolazioni che interessano il settore delle energie rinnovabili, al fine di poterne affermare o meno la piena cumulabilità. E ciò renderebbe altamente incerto il settore degli investimenti nelle energie rinnovabili anche sotto questo profilo. A tal proposito si ricorda infatti che alle richiamate differenti categorie di «contributi» corrispondono ben definiti elementi caratteristici. I contributi in conto esercizio, ad esempio, sono essenzialmente destinati a far fronte ad esigenze di gestione o a rimborsare spese di esercizio e, dunque, sono in sostanza volti ad abbattere o ridurre costi di esercizio derivanti dall'acquisto di beni o servizi, che esauriscono la loro utilità in un unico ciclo o processo produttivo. Un tipico esempio di contributo in conto esercizio nel settore delle rinnovabili è stato ravvisato nella c.d. tariffa incentivante (come affermato anche dall'Amministrazione finanziaria, così Circolare n. 46/E del 19 luglio 2007). I contributi in conto capitale sono, invece, volti a migliorare la competitività delle imprese beneficiarie e divengono fiscalmente rilevanti nel momento del materiale incasso del contributo da parte del percettore (c.d. principio di cassa). I contributi in conto impianti sono, infine, quei contributi corrisposti alle imprese dallo Stato o da altri enti pubblici allo scopo di permettere a tali imprese di realizzare investimenti in beni strumentali ammortizzabili, destinati a cedere la loro utilità in diversi cicli produttivi (e non in un unico processo produttivo). Sarebbe inquadrabile tra i contributi in conto impianti il credito d'imposta per nuovi investimenti produttivi nelle aree svantaggiate. La Tremonti Ter, invece, secondo l'Abi (Circolare n. 7 del 26 febbraio 2010), sarebbe del tutto esclusa dal sistema dei «contributi» in esame, in quanto si tratterebbe di una semplice «deduzione» e non di un contributo (non rientrerebbe nemmeno tra i contributi in conto impianti). In quest'ottica, quindi, non si comprende perché il legislatore abbia espressamente previsto l'eccezione dal divieto di cumulo per la sola Tremonti Ter, quando quest'ultima, anche prima del Decreto Rinnovabili 2011, era pienamente cumulabile con i certificati verdi. In ragione di tutto quanto detto, data la complessa natura dei contributi e delle agevolazioni fiscali che interessano il settore delle rinnovabili e la cumulabilità tra gli stessi, è quindi di tutta evidenza come servirebbe maggior chiarezza sulla portata applicativa delle divieto di cumulo stabilito dal Decreto Rinnovabili 2011, anche al fine di chiarirne gli effetti e indirizzare le conseguenti prese di posizione dell'Amministrazione finanziaria, evitando fraintendimenti. È a tutti nota la Risoluzione n. 20/E del 27 gennaio 2009, in cui l'Amministrazione finanziaria si esprimeva in termini di non cumulabilità del credito d'imposta per le aree svantaggiate con la tariffa incentivante in ragione di una alquanto confusa equiparazione sul piano dello scopo dei contributi in conto impianti e dei contributi in conto capitale, che, invece, come detto, sono tipologie di contributi ben distinte ed autonome. Percorrendo la strada della chiarezza, occorrerebbe per esempio chiarire che vi è piena cumulabilità (come del resto si argomentava anche prima delle disposizioni del nuovo Decreto Rinnovabili 2011) dei nuovi incentivi con i contributi in conto impianti (quali possono essere il credito d'imposta per le aree svantaggiate), a cui tanti operatori del settore hanno fatto ricorso e su cui contano (sgombrando quindi il campo dalle incertezze prodotte dalla richiamata Risoluzione n. 20/E). E ciò in ragione di una interpretazione delle disposizioni di legge che pare ragionevole con il contesto giuridico ed economico che interessa il settore delle energie rinnovabili. Gli operatori del settore chiedono una precisa apertura alla piena cumulabilità dei nuovi sistemi di incentivazione con altre forme di agevolazione tributaria che operino su piani differenti rispetto ai primi.

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