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Nessun debito fiscale per chi rinuncia all’eredità

L’erede che rinuncia all’eredità non è responsabile dei debiti del de cuius. Deve essere perciò annullata la cartella di pagamento per violazioni commesse dal contribuente deceduto, in quanto non esiste alcun obbligo nei confronti della persona mai divenuta erede del defunto, cioè dell’originario debitore. È escluso, dunque, che il Fisco possa disturbare le persone che rinunciano all’eredità. Per la Cassazione, ordinanza 27093/13, udienza del 26 settembre 2013, depositata il 3 dicembre 2013, deve essere quindi rigettato il ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate, che insisteva per la pretesa erariale nei confronti dell’erede, con condanna alle spese liquidate in 3mila euro, oltre 100 euro per esborsi ed accessori di legge.
Il caso
Per conoscere meglio la vicenda, è bene raccontare i fatti. L’agenzia delle Entrate aveva proposto ricorso contro la sentenza della Commissione tributaria regionale di Milano che aveva annullato una cartella di pagamento, per sanzioni relative a omesso versamento di Iva relativa all’anno 1998, accertata con avviso di pagamento divenuto definitivo per mancanza di impugnazione.
La cartella era stata notificata a una persona, esercente la potestà di genitore per un figlio minore che era ritenuto responsabile per l’obbligazione di imposta del contribuente deceduto. Per i supremi giudici, il primo motivo di impugnazione dell’agenzia delle Entrate, basato sul fatto che la cartella non era stata impugnata per vizio proprio, ma per contestare un accertamento divenuto definitivo, appare in primo luogo privo di carattere di autosufficienza, perché nulla di specifico vi si riferisce in merito al contenuto dell’accertamento come atto presupposto della cartella, e in secondo luogo infondato, in quanto il giudice di merito ha esplicitamente dato atto che il difetto di correlazione tra l’accertamento e la conseguente cartella era da addebitarsi a un fatto sopravvenuto rispetto all’accertamento, e cioè la rinuncia all’eredità, che l’agenzia delle Entrate non ha in alcun modo contestato.
Le indicazioni della Corte
Per la Cassazione, «non vi è ragione di escludere che il giudicante avesse il potere di annullare la cartella di pagamento, per un vizio suo proprio indipendentemente dalla definitività dell’avviso di accertamento, la cui efficacia» nei confronti dell’erede è stata dal giudicante ritenuta soggetta alla condizione risolutiva della menzionata rinuncia all’eredità da parte dell’erede «con conseguente vizio di “erronea individuazione del soggetto titolare di imposta” – determinazione che non ha ricevuto nessuna specifica censura da parte» dell’agenzia delle Entrate.
È altresì infondato il secondo motivo di ricorso proposto dall’agenzia delle Entrate. Per i supremi giudici, considerato che l’accertamento e la cartella si riferiscono al 1998, è da escludere che la persona esercente la potestà di genitore per un figlio minore «potesse considerarsi “personalmente” obbligata al versamento omesso» per la ragione che nella sentenza impugnata è chiaramente riferito che nell’accertamento presupposto della cartella sia la persona esercente la potestà di genitore, sia il figlio minore, erano stati attinti come soggetti di imposta nella qualità di “erede” del contribuente deceduto.
Per la Cassazione, deve essere perciò respinto il ricorso dell’agenzia delle Entrate, in quanto non vi è emergenza alcuna che consenta di supporre che la persona esercente la potestà di genitore «sia stata attinta dall’accertamento prima e dalla cartella poi per ragione di una violazione commessa in prima persona». In definitiva, è escluso che la persona che rinuncia all’eredità possa essere disturbata dal Fisco per debiti del contribuente deceduto.

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