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Nessun compratore per BlackBerry e il titolo crolla a Wall Street

NEW YORK — Nessun compratore e dunque nessuna vendita, la crisi di BlackBerry è lontana dall’essere risolta. Ieri era l’ultimo giorno utile per trovare un nuovo proprietario, ma anche l’accordo con Fairfax Financial Holdings, la finanziaria che con un buyout da 4,7 miliardi di dollari avrebbe potuto (togliendola dalla Borsa) salvare la società un tempo pioniere degli smartphone, è caduto nel vuoto. Fairfax — che è già il principale socio di BlackBerry — insieme ad una cordata di investitori istituzionali ha deciso di investire nell’azienda canadese un miliardo di dollari, cacciando l’amministratore delegato Thorsten Heins con il conseguente crollo del titolo a Wall Street (—20 per cento nel pre-mercato, — 15 in apertura).
Per sostituire Heins — l’ex dirigente di Siemens in carica dal gennaio 2012 — è stato chiamato ad interim John Chen, ex Chief Executive di Sybase. Toccherà a lui riuscire dove Heins ha fallito, riesaminando le opzioni strategiche del gruppo. Heins, chiamato quasi due anni fa alla guida di BlackBerry per la sua riconosciuta capacità come esperto di telefonini e tecnologia, aveva accantonato la strategia di scorporo delle attività dell’azienda puntando invece sui nuovi modelli “touchscreen”. Il disastro di vendite del Z10 (con la conseguente perdita di un miliardo di dollari e il licenziamento di 4.500 dipendenti), i guai giudiziari (una ‘class action’presso il tribunale federale di New York per “avere ingannato gli investitori”) hanno sconsigliato i potenziali compratori — tra cui anche Google, Facebook e i cinesi della Lenovo — dal portare a fondo l’operazione. Ed anche il progetto di buyout di Fairfax da tempo mostrava difficoltà, considerato che le azioni BlackBerry non hanno mai raggiunto quella quotazione di 9 dollari indicata come necessaria per portarlo a termine.
Il nuovo amministratore delegato Chen rappresenta forse l’ultima spiaggia per la salvezza della company canadese (ha salvato Sybase dalla bancarotta pur dovendo affrontare colossi come Oracle, Microsoft e Ibm) e dovrà tentare la ciclopica impresa di risollevare le sorti di una società che solo pochi anni fa dominava il mercato degli smartphone con il 50 per cento e adesso — travolta dagli apparecchi di Apple e Samsung — raggiunge a malapena il 2 per cento. Sembra ottimista Barbara Stymiest, presidente del Cda di BlackBerry, secondo cui il cambio “rappresenta un significativo voto di fiducia sul futuro della compagnia da parte di questo gruppo di investitori”.
Grande attesa intanto a Wall Street per l’arrivo di Twitter. A pochi giorni dal suo sbarco in Borsa (mercoledì 6 il pricing, giovedì 7 novembre l’inizio degli scambi) la società di microblogging ha alzato il prezzo iniziale del collocamento. Se dieci giorni fa la ‘forchetta’ era prevista tra i 17 e i 20 dollari (con l’obiettivo di raccogliere 1,61 miliardi per la cessione di 70 milioni di titoli) ieri è stata fatta salire a una fascia tra i 23 e i 25 dollari, con l’obiettivo di rastrellare sul mercato 1,75 miliardi di dollari. Un prezzo che porterebbe il valore di Twitter alla cifra di 13,9 miliardi.

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