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«Nessun alt alla riforma forense»

Ministro Paola Severino, il parere sulla riforma forense è stato, nei fatti, interpretato come una chiusura alle richieste dell’avvocatura di accelerazione.
Nulla di più sbagliato: l’intenzione del Governo era ed è esattamente l’opposta. Di fronte a un disegno di legge che in alcune limitate parti era in contraddizione con provvedimenti già assunti dal governo, si potevano assumere due atteggiamenti. Negare il consenso alla legislativa; oppure dare parere favorevole chiedendo però che su quei limitati punti ci fosse un approfondimento da parte dell’Aula. Ciò significa non voler bloccare il provvedimento e rispettare la volontà sovrana del Parlamento.
È possibile procedere con un esame del testo in aula solo parziale?
Vorrei preliminarmente precisare che la proporzione va esattamente rovesciata: su 67 articoli composti da 314 commi, il Governo ha chiesto che venissero trattati dall’Aula soltanto 5 commi e 2 articoli. Occorre anche puntualizzare che la parte relativa alla società di professionisti e sull’adozione di un testo unico di riordino sarebbero comunque dovute andare in aula in quanto contengono una delega. Ciò dimostra che il provvedimento si sarebbe comunque spezzato in due, tra Aula e Commissione. Quanto al profilo procedurale ho preliminarmente interpellato, unitamente al sottosegretario Catricalà, i funzionari della Camera e mi è stato detto che era possibile lasciare all’Aula alcune parti del provvedimento e mantenere in Commissione altre parti di esso.
Da avvocato oltre che da ministro, pensa che l’attuale versione della riforma possa fare compiere all’avvocatura un deciso passaggio verso la modernità?
Non avremmo prestato il consenso per la maggior parte degli argomenti fondamentali (formazione degli organi di governo, tirocini, percorsi formativi, formazione continua, specializzazione) se avessimo ritenuto che questo ddl non apporti benefici di modernità dell’avvocatura. Anzi, personalmente, ritengo che si tratti di un’occasione da non sprecare, integrando semmai il testo con la previsione di modalità di accesso alla professione estremamente qualificanti.
Ritiene di potere presentare a breve una proposta sulla formazione universitaria?
Mi piacerebbe molto concordare con le forze politiche, oltre che col ministro Profumo, un percorso di formazione di chi intende accedere alla professione forense che parta fin dagli ultimi anni di università, inserendo materie come la tecnica di redazione di atti giudiziari, ovvero le modalità di stesura di un contratto, che consentirebbero allo studente di applicare nella pratica i principi contemporaneamente studiati in chiave teorica. Questo renderebbe la scelta dall’avvocatura non più “residuale”, ma profondamente qualificata fin dagli anni di formazione universitaria.
Non teme che il radicalizzarsi di un conflitto con l’avvocatura possa compromettere qualsiasi prospettiva di collaborazione anche su altri fronti cruciali come l’accelerazione dei tempi dei processi civili?
Ho cercato di evitare i fraintendimenti, che poi ci sono stati, chiedendo ai rappresentanti dell’avvocatura di lavorare insieme anche nel mese di agosto per arrivare a un testo concordato che consentisse al Governo di esprimere un consenso non condizionato. Ho ricevuto una risposta negativa, ma ho proseguito sulla via del dialogo, perché so quanto questo progetto sia importante sia per l’avvocatura che per le forze politiche di maggioranza. Continuerò quindi a lavorare affinchè questo ddl venga approvato e perché non si fermi il progetto di rendere più efficiente il sistema della giustizia civile.
È tramontato il progetto di coinvolgere anche gli avvocati nei ranghi di quella magistratura “straordinaria” che avrebbe dovuto affrontare lo smaltimentom dell’arretrati civile?
In realtà non pensavo a una magistratura “straordinaria”, ma ho sempre pensato, e continuo a pensare che una task force formata da qualificati avvocati e magistrati rappresenti l’insostituibile strumento per aggredire la montagna dei processi arretrati che ci trasciniamo appresso da anni e che frena lo sviluppo del Paese. Si tratterebbe di un ruolo eccezionale dell’avvocatura, utile all’avvocatura stessa e all’efficienza della giustizia.
Sul processo telematico, che pure vede gli avvocati protagonisti, è annunciato un decreto legge a settembre. Quali sono gli obiettivi?
Il principale obiettivo è mettere a frutto istituti già sperimentati come la posta elettronica certificata, utilizzandoli appieno per comunicazioni di cancelleria e notifiche, per poi estenderli al deposito degli atti. Ciò naturalmente verrà anche incontro alle esigenze che potrebbero nascere dal riordino della geografia giudiziaria.

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