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Il nemico della fase 2? la nuova emergenza npl nelle banche

Retrocessi senza preavviso alla casella 0, come in un perverso Gioco dell’Oca che mai avremmo voluto giocare. Il virus degli Npl tornerà minaccioso a insidiare la stabilità del nostro sistema economico e finanziario? Ne eravamo appena usciti, ce l’avevamo quasi fatta. I vari report che tentano le prime provvisorie e improvvisate stime ci fanno intuire a livello sistema possibili perdite di fatturato nellordine dei 3-500 miliardi, decine di migliaia di rating a serio rischio di scivolamento nelle classi più basse, indici di indebitamento che si impennano; e quindi una massa di crediti a potenziale rischio default che potrebbe avvicinarsi alla soglia dei 100 miliardi (nei confronti dei quali si può solo sperare che le preannunciate forme di supporto statale possano costituire un argine). In pratica, un rischio di repentino ritorno al passato, non lontani dal picco della crisi degli Npl. Di seguito, alcune considerazioni su come ci apprestiamo ad affrontare questa ennesima ed imprevista sfida:

Come sistema finanziario, stiamo molto ma molto meglio rispetto alla crisi precedente ed i miglioramenti conseguiti sono strutturali. Le banche hanno rinforzato il capitale, hanno potenziato le strutture di recupero, hanno ridato centralità alle funzioni creditizie. I servicer professionali si sono affermati come interlocutori strategici per gli Istituti. Si è consolidato un mercato basato su investitori specializzati e su transazioni assai più trasparenti di prima

Non stiamo altrettanto bene come sistema Paese. Avessimo quanto meno mantenuto il 115% di Debito/PIL già successivo al primo impatto della crisi del 2009, oggi disporremmo di maggiori munizioni per 350 miliardi per combattere il nemico. Non una differenza banale

Il mestiere del recupero sarà più difficile, le logiche dovranno mutare significativamente: l’approccio nei confronti di individui e Pmi, le categorie più esposte e fragili, dovrà essere più cooperativo; le competenze immobiliari in ottica Reoco all’interno di banche e servicer ancora più necessarie per difendere il valore dei collaterali

I servicer godranno di un mercato anticiclico, l’attività crescerà, ma anch’essi dovranno evolvere il loro modello di business: più volumi ma anche processi di recupero più sfidanti richiederanno maggiore efficienza e produttività, la tecnologia potrà aiutare molto soprattutto nella gestione delle posizioni più granulari, bisognerà ampliare il più possibile l’offerta di prodotti (UTP, performing high risk, prodotti ancillari come assistenza legale, valutazioni, due diligence) per coprire il più possibile i bisogni delle banche sotto stress e diversificare le proprie fonti di ricavo

La partita decisiva si giocherà sugli UTP: sarà ancor più fondamentale, ma ancora più difficile, distinguere tra aziende going e gone concern e vitale reperire e gestire la nuova finanza. Mentre l’ipotesi di ricomprendere anche gli UTP tra le categorie oggetto del supporto statale risulta colpevolmente del tutto sparita dal dibattito

Il valore di mercato dei portafogli di NPL probabilmente scenderà, ma forse meno di quanto ci si aspetti: i tempi di recupero si allungheranno, ma le performances a vita intera non dovrebbero essere intaccate strutturalmente, soprattutto se l’auspicata ripresa non si discostasse troppo da una V. Magari l’occasione porterà anche, finalmente, ad intervenire su tempi ed efficienza della macchina giudiziaria

Decisivo sarà anche il posizionamento delle Authorities: se l’atteggiamento si confermerà aperto e flessibile come si sta dimostrando in queste prime fasi, gli Istituti di credito avranno tempi più ragionevoli per una gestione ordinata del problema. Un’eventuale revisione delle rigidità del calendar provisioning sarà in tal senso un’importante cartina al tornasole

In tale difficile contesto, saranno nuovamente le banche a dover giocare la partita più rischiosa e complicata, strette tra ruolo di cinghia di trasmissione della liquidità tra Stato ed aziende, decisioni difficili di rifinanziamento dei prestiti garantiti quando giungeranno a scadenza, un più che probabile coinvolgimento anche sul fronte dell’equity tra istanze di contribuzione ai fondi di ricapitalizzazione e delicatissime gestioni delle situazioni di conversione Debt to Equity che è facile prevedere numerose. Gli operatori del recupero sono pronti ad affiancarle facendo fino in fondo la propria parte.

E nella dichiarata speranza che la fine di questo incubo regali a tutti noi in via permanente le necessarie dosi di responsabilità e senso civico su cui avviare la ricostruzione. Le avremo pagate care, ma avranno valore, forse anche più delle discusse e peraltro indispensabili disponibilità finanziarie dell’Europa.

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