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Nello spesometro i costi pattuiti

di Matteo Mantovani e Benedetto Santacroce

Lo spesometro si avvicina al debutto del 1° luglio quando entreranno nel monitoraggio anche le operazioni oltre 3.600 euro (Iva inclusa) verso i consumatori finali. La circolare 24/E ha sciolto molti dubbi ma restano alcuni problemi "pratici": primo fra tutti quello sui contratti collegati e a corrispettivo periodico. Un punto su cui il documento propone una soluzione che sembra discostarsi dalla disciplina contenuta nel provvedimento delle Entrate del 22 dicembre scorso.

La competenza

L'interpretazione delle Entrate avalla la necessità di riferire la soglia dei 3mila euro (o 3.600) ai corrispettivi previsti fra le parti, secondo un'impostazione «di competenza» e non «di cassa» (come lasciva intendere, invece, la risposta fornita nell'ultimo Telefisco). Quindi, nel valutare se una certa prestazione (ad esempio il contratto di manutenzione di un macchinario) debba essere oggetto di comunicazione, si dovrà fare riferimento all'ammontare del corrispettivo pattuito contrattualmente e non a quanto effettivamente pagato nel corso di un anno solare.

A fronte del pagamento frazionato relativo a un unico contratto che prevede corrispettivi periodici o a più contratti collegati per importi complessivi superiori alle soglie (3mila euro o 3.600 euro) nell'anno solare, la circolare prevede che dovrà essere comunicato l'importo complessivo delle operazioni rese e ricevute nell'anno di riferimento, anche se il corrispettivo relativo al singolo contratto è inferiore a tali limiti. In sostanza, se per il contratto di manutenzione viene fissato un corrispettivo globale di 10mila euro annui e nel corso del 2011, relativamente a tale rapporto, è emessa una sola fattura per 2mila euro, l'operazione, nel rispetto dell'unitarietà negoziale, va comunque segnalata, in quanto parte di un contratto stipulato per un ammontare totale oltre la soglia di legge (3mila euro). Per lo stesso principio, se da tale rapporto nell'anno di riferimento non deriva alcuna fatturazione, considerato che la comunicazione è effettuata con riferimento alla registrazione dell'operazione (o in mancanza, alla data di effettuazione, che per i servizi è il pagamento), rispetto a tale periodo non dovrà essere segnalata alcuna operazione.

Conclusioni differenti

Il disallineamento fra la prassi e il provvedimento del 2010 si registra sul lasso temporale.

1. La normativa afferma che per i contratti collegati si considera l'ammontare complessivo dei corrispettivi previsti mentre per quelli a corrispettivi periodici l'operazione è da comunicare solo se il dovuto in un anno solare è complessivamente di importo pari o superiore al limite.

2. La circolare 24/E, invece, applica il parametro dato dall'anno solare a entrambe le fattispecie, estendendolo ai contratti collegati. Questa impostazione, peraltro, crea difficoltà nella gestione dei contratti ultrannuali per i quali il corrispettivo non è riferito all'anno solare ma alla durata del rapporto che si protrae su due frazioni di anni consecutivi. Si pensi a un contratto di appalto da giugno del 2011 a giugno del 2012 per il quale è stabilito un corrispettivo globale di 5mila euro pagato in due tranche di 2.500 per periodo. In teoria, tutto il rapporto sarebbe escluso dall'obbligo di segnalazione. Il documento di prassi sembra risolvere queste situazioni proponendo una soluzione che, in modo pragmatico, elimina il riferimento all'anno solare: in presenza di un pagamento frazionato, anche effettuato in anni diversi, relativo ad un rapporto per il quale è stato stabilito un corrispettivo pari o superiore al limite di legge, il pagamento in questione va comunque segnalato seppure, in sé, al di sotto di tale soglia di rilevanza.

La circolare affronta anche il caso opposto dell'operazione originariamente inferiore al limite e che poi va oltre: andrà comunicata nel momento in cui, per effetto della nota di variazione in aumento, viene oltrepassato il tetto dei 3mila euro. Se la variazione avviene dopo il termine previsto per la comunicazione, l'importo complessivo va indicato in quella relativa all'anno in cui la nota è stata emessa.

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