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“Nello Ior un sistema organizzato per sfuggire alle Autorità di vigilanza”

Un sistema che sfugge al controllo di qualsiasi autorità di vigilanza. La procura di Roma, negli atti allegati alla richiesta di giudizio immediato per monsignor Nunzio Scarano, è categorica nel descrivere i meccanismi che regolano lo Ior. Ovvero: «Una confusione globale delle disponibilità di denaro di diversa provenienza e natura. Infatti, nel momento in cui determinate somme vengono messe a disposizione dell’istituto da terzi o dalla propria clientela istituzionale, esse si confondono con l’insieme delle disponibilità dello Ior, con la conseguenza che un’ipotetica origine delle somme si svincola completamentedalla sua destinazione ».
Meccanismi che, spiegano il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Stefano Fava e Stefano Pesci, hanno una sola conseguenza: «Le somme depositate su un conto Ior ben possono venire prelevate da un qualsiasi altro rapporto di conto corrente intrattenuto dal medesimo istituto e, soprattutto, con le più disparate modalità esecutive. Pertanto, emerge non solo un’incertezza sulla destinazione delle somme — che di per sé è già motivo di allarme ai fini antiriciclaggio — ma, soprattutto, l’esistenza di un meccanismo per cui anche i passaggi intermedi non possono essere monitorati dalle Autorità di Vigilanza».
Le parole dei magistrati trovano conferma nelle tante intercettazioni che descrivono l’attività di Scarano, accusato di aver tentato di rimpatriare dalla Svizzera 20 milioni di euro con l’aiuto dell’ex 007 Giovanni Maria Zito e del broker Giovanni Carenzio. Il sacerdote sapeva bene come funzionava lo Ior, frequentava quel mondo, millantava conoscenze, diceva di aver fatto aprire conti a clienti laici (come l’oculista romano Andrea Cusumano) che«non ce li ha manco il Papa».In una conversazione intercettata dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria l’11 maggio 2012, Scarano tranquillizza Zito, preoccupato perché la Bancadel Fucino ha chiesto chiarimenti su un conto del sacerdote: «Ho domandato al direttore (dello Ior,
ndr)e dice: “Nunzio, no, guarda, noi di queste lettere ne abbiamo avute a centinaia e a tutte abbiamo dato risposta e la tua sarà unarisposta come le altre. È normale che noi non andiamo a dire quello che è l’importo sul conto corrente o altro».
Chiosano i pm che, va registrato, scrivono nel 2012 ovvero prima della riforma voluta da Papa Francesco: «Le conversazioni intrattenute da Scarano possono essere interpretate come una delle cause delle “reticenze” dei vertici dello Ior di dotarsi di un efficiente e incisivo organo di controllo. È evidente che il sacerdote sia attivo quale intermediario nella gestione di risorse finanziarie anche di soggetti residenti all’estero e di dubbia provenienza, attività che esula dalle competenze dell’Apsa (per cui Scarano formalmente lavorava, ndr)».
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