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Nell’Eurozona si accentua la frenata

«La Germania starà bene solo se i nostri vicini staranno bene». Lo sostengono da tempo in molti, di fronte al “distacco” manifestato da Berlino di fronte alla crisi greca. Ieri, però, lo ha detto anche il cancelliere Angela Merkel. Forse aveva ancora negli occhi gli ultimi numeri arrivati dall’economia tedesca, che sembrano proprio darle ragione. L’indice sulla fiducia delle imprese, secondo il rapporto diffuso dall’Ifo, è sceso di tre punti a maggio, a quota 106,9 da 109,9 del mese scorso. Si tratta della prima flessione da ottobre del 2011 e del calo più brusco da agosto. Gli ha fatto eco l’indice Pmi composito, sceso per la prima volta da sei mesi sotto quota 50 (a 49,6), la soglia che separa l’espansione dalla contrazione dell’attività economica. Il Pmi dell’industria manifatturiera fa registrare il calo più marcato degli ultimi tre anni, passando da 46,2 a 45 punti, soprattutto a causa della frenata degli ordini e delle esportazioni.
Insomma, se finora la Germania sembrava in «un’isola felice», per usare l’espressione di un analista di Ing, Carsten Brzeski, questi ultimi dati sembrano indicare che «anche la nuova magnificenza tedesca può finire» e indicano che l’economia potrebbe rallentare anche in modo significativo nel secondo trimestre. Del resto, come ha ricordato proprio la Merkel ieri, «il 60% dell’export tedesco va verso l’Europa».
Lo stesso comunicato dell’istituto Ifo lo dice in modo esplicito: «La recente impennata di incertezza nell’Eurozona sta influenzando l’economia tedesca». Così, la gran parte delle imprese del settore manifatturiero, continua il documento, sta attuando piani occupazionali difensivi, per la prima volta da mesi. Con i risparmiatori europei che tagliano i consumi e l’economia globale in raffreddamento, le imprese fanno sempre più fatica a difendere i livelli delle vendite. Pochi giorni fa, il gigante tedesco della grande distribuzione Metro ha fatto sapere, per bocca del suo amministratore delegato Olaf Koch, che quest’anno gli utili della compagnia non cresceranno, aggiungendo che se il 2011 «non è stato un anno facile, il 2012 non sarà migliore».
Secondo l’Ifo, la fiducia delle imprese nel commercio all’ingrosso è scesa in modo significativo, ma nelle vendite al dettaglio è addirittura crollata. Nel primo trimestre, quando il Pil è comunque cresciuto dello 0,5%, la domanda interna in Germania è scesa dello 0,3%, il settore delle costruzioni ha lasciato sul terreno l’1,3% e gli investimenti fissi si sono ridotti dell’1,1%.
La lettura dell’indice Ifo ha spedito un già fragile euro ai minimi dal 6 luglio del 2010 a quota 1,2516 (e a 99,8 yen).
Ieri, l’istituto Markit di Londra ha diffuso la stime preliminari sull’attività economica nell’Eurozona, mostrando per il Pmi il calo più brusco da tre anni: l’indice composito è sceso a 45,9 a maggio da 46,7 di aprile. È la quarta flessione consecutiva e il valore più basso dal giugno 2009, quando l’Unione monetaria era in recessione. Sulla base di questi dati, Chris Williamson, capo economista di Markit, stima una contrazione del Pil della regione «almeno dello 0,5%» nel secondo trimestre dell’anno.
Fuori dall’Eurozona arrivano altri segnali di debolezza dal Regno Unito, dove la crescita nel primo trimestre è stata corretta al ribasso, dallo 0,3 allo 0,2%.
La frenata europea trova eco nel rallentamento della Cina. Anche qui, l’indice Pmi rilevato dalla banca Hsbc è sceso, fermandosi a quota 48,7 questo mese, da 49,3 di aprile.

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