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Nelle startup innovative una dote da 3mila posti

Piccoli innovatori crescono. Al centro delle modifiche dell’Investment compact – la legge di conversione passa all’esame del Senato dopo il via libera della Camera – che ne allarga il raggio d’azione, le startup innovative crescono di numero e mettono in cantiere nuove assunzioni entro fine anno. Circa 3mila posti di lavoro diretti a figure altamente specializzate con laurea in ingegneria, economia o in materie scientifiche.

Piccoli innovatori crescono. Al centro delle modifiche previste dall’Investment compact – il decreto è all’esame del Senato per la conversione in legge entro il 25 marzo dopo aver ottenuto il primo via libera dalla Camera -, le startup innovative si moltiplicano e creano occupazione, pur mantenendosi su piccoli numeri.
Ideate nel 2012 e iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese, devono essere società di capitali o cooperative, o società europee con sede fiscale in Italia, e avere determinati requisiti e un’unica “missione”: sviluppo, produzione e business di prodotti o servizi hi-tech innovativi. In “cambio” ci sono agevolazioni burocratiche e fiscali e la possibilità di assumere con contratti a termine di 48 mesi (il limite normale è di 36).
Un mix che finora ha consentito l’avvio di 3.500 aziende, per tre quarti attive nei servizi, il 20% nell’industria e il 4% nel commercio, secondo il report di Unioncamere. «In un contesto economico difficile – commenta il presidente Ferruccio Dardanello – le startup innovative presentano indici di crescita a due cifre e interessanti prospettive anche dal punto di vista della creazione dei posti di lavoro». Circa 3mila le assunzioni realizzate finora, senza contare che «queste imprese coinvolgono in modo diretto oltre 12mila soci – precisa Dardanello – assicurando loro un impiego. In questo senso le startup sono anche un importante sostegno all’imprenditorialità giovanile: il 26% del totale, infatti, ha una compagine prevalentemente di under 35, quattro volte tanto rispetto al totale delle imprese».
E gli startupper sono pronti a scommettere sul futuro assumendo personale. Secondo l’indagine realizzata da Swg per conto di Unioncamere e ministero del Lavoro, il 75% delle startup innovative ha la «ferma intenzione di rafforzare lo staff nel 2015». Ipotizzando che delle 3.500 startup, tre su quattro assumano almeno un addetto, le posizioni aperte sono 2600-3000. Si cercano figure di alto profilo, in primis con laurea in ingegneria, in materie scientifiche o in economia, mettendo in conto, nel 60% dei casi, difficoltà elevate a trovare il candidato giusto. Per continuare a stare sul mercato, l’88% delle startup ha poi deciso di fare nuovi investimenti entro l’anno. Il principale scoglio? Ottenere credito dalle banche (31per cento). Per questo motivo quattro su 10 punteranno su risorse proprie, un terzo confida nei fondi pubblici e il 27% in business angel o venture capital.
Per gli investimenti tra 100mila e 1,5 milioni di euro si segnala che è ancora aperto il bando «Smart&Start» gestito da Invitalia: dal 16 febbraio (data di avvio) sono arrivate 487 domande, di cui 325 dal Centro Nord e 162 dal Sud.
«I numeri – dice l’a.d. di Invitalia, Domenico Arcuri – testimoniano l’interesse suscitato da questa misura, destinata all’innovazione e ora estesa a tutta Italia».
Tra le novità normative, infine, gli emendamenti all’Investment compact approvati giovedì scorso alla Camera allargano il raggio d’azione delle startup innovative: lo status si potrà ottenere anche con 5 anni di vita, mentre prima il limite era fissato a 4. Per la costituzione, poi, al posto del notaio basterà la firma elettronica su un modello standard. Una novità, quest’ultima, che non piace ai notai: «Oltre che con norme di ordine pubblico italiane – spiegano in una nota – è in contrasto anche con la direttiva europea del 2009». Ora la palla passa al Senato per l’esame definitivo del disegno di legge di conversione.

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