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Nelle start up innovative lavoro a tempo fino a 4 anni

Contratti a termine più flessibili nelle start up innovative. La disciplina delineata dal decreto sviluppo-bis (il Dl 179/2012 in vigore dal 20 ottobre e ora all’esame del Senato per la conversione in legge) introduce novità per il ricorso, da parte di queste società, ai contratti di lavoro a tempo determinato, in parziale deroga a quanto previsto dal decreto legislativo 368/2001 (che ha attuato in Italia la Direttiva 1999/70/Ce sull’accordo quadro per il lavoro a tempo determinato). Le eccezioni per le start up innovative potranno trovare applicazione per quattro anni o per il più limitato periodo di tempo previsto dall’articolo 25 del decreto legge (tre anni se la start up è stata costituita entro i tre anni precedenti, e due anni, se è stata costituita entro i quattro anni precedenti).
La causale
In base al comma 2 dell’articolo 28 del Dl 179/2012, la qualifica di start up innovativa deve intendersi idonea a integrare di per sé una delle ragioni che consentono il ricorso al contratto a termine. Queste società non dovranno dunque specificare le «ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo» che devono normalmente risultare in modo espresso nell’uso dei contratti a termine (fatte salve le fattispecie di acausalità introdotte dalla legge 92/2012). Sarà, invece, necessario indicare nei contratti a termine stipulati dalle start up innovative che il lavoratore sarà impiegato nello svolgimento di attività inerenti o strumentali all’oggetto sociale.
La durata del contratto
Un’ulteriore novità riguarda la durata minima del contratto che nelle start up innovative non può essere inferiore a sei mesi. Sulla durata massima, invece, è confermato il termine di 36 mesi, così come previsto, in termini generali, dall’articolo 4, comma 1, del Dlgs 368/2001. È consentito tuttavia alle start up innovative di concludere, anche oltre il periodo massimo di 36 mesi, un successivo contratto a termine (che in questi casi richiederà l’assistenza della Direzione territoriale del lavoro) fino al raggiungimento della durata massima complessiva di applicazione delle nuove disposizioni (quattro anni o il termine inferiore previsto dall’articolo 25, comma 3, del Dl 179/2012).
Per i nuovi soggetti societari sono eliminati, poi, gli intervalli temporali minimi che devono generalmente intercorrere nel l’ipotesi di successione di diversi contratti di lavoro a tempo determinato, in base all’articolo 5, comma 3, del Dlgs 368/2001 (come modificato dalla legge 92/2012 e da ultimo interpretato dal ministero del Lavoro con la circolare 27 del 7 novembre 2012). Nel rispetto della durata massima del rapporto a termine, le start up innovative non dovranno attendere che trascorra un intervallo minimo per poter procedere alla stipulazione di un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato.
Per quanto non previsto, l’articolo 28 (comma 7), rinvia espressamente all’impianto normativo fissato nel Dlgs 368/2001. Anche i contratti di lavoro a tempo determinato sottoscritti dalle start up innovative saranno pertanto destinatari delle regole sul diritto di precedenza dei lavoratori a termine, nel caso di assunzione con contratti a tempo indeterminato, e delle altre previsioni contenute nel Dlgs 368/2001.
La retribuzione
Il comma 7 dell’articolo 28 detta criteri specifici per la composizione del trattamento retributivo dei lavoratori delle start up innovative. In particolare, la retribuzione dei dipendenti deve essere articolata in una parte fissa, non inferiore al minimo tabellare previsto dai rispettivi contratti collettivi applicabili, e in una parte variabile. Quest’ultima si dovrà sostanziare «in trattamenti collegati all’efficienza o alla redditività dell’impresa, alla produttività del lavoratore o del gruppo di lavoro, o ad altri obiettivi o parametri di rendimento concordati tra le parti, incluse l’assegnazione di opzioni per l’acquisto di quote o azioni della società e la cessione gratuita delle medesime quote o azioni». La norma dispone che la retribuzione «è costituita» con le modalità sopra esposte: l’uso dell’indicativo presente orienta l’interprete verso una definizione della struttura retributiva che non dovrebbe ammettere soluzioni alternative e che affida alle componenti variabili della retribuzione un ruolo fondamentale, ulteriormente sostenuto dal riconoscimento delle agevolazioni fiscali e contributive previste dall’articolo 27 del decreto legge (si veda l’articolo sotto).

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