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Nelle start up innovative diritti speciali legati alle quote

La disciplina delle start up innovative può essere un valido “prototipo” per l’introduzione di nuove e ulteriori misure di semplificazione per l’attività d’impresa in generale. Ne è convinta l’Assonime che con la circolare n. 11/2013 (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) ha fornito un utile e completo compendio della disciplina in argomento, proponendo numerose soluzioni a fattispecie ancora suscettibili di interpretazione diversa e suggerendo al legislatore integrazioni da apportare alla disciplina per amplificarne l’utilità percepibile.
Non solo gli aspetti fiscali e lavoristici sono stati oggetto d’analisi ma anche – e soprattutto – quelli più “innovativi”, contenuti nelle disposizioni recate dall’articolo 25 all’articolo 32 del Dl 179/12. Ampio spazio viene, infatti, dato nel documento all’approfondimento delle modalità di raccolta di capitale di rischio (crowdfunding) pensate per start up nonché alle deroghe al diritto societario e fallimentare, espressamente stabilite in materia.
In particolare, Assonime si sofferma sulla possibilità di utilizzare, nelle start up innovative, “categorie di quote” – ovvero dotate di diritti tra loro uniformi ma diversi da quelli previsti in base alla disciplina generale – che ne comportano una “oggettivizzazione”, con conseguente perdita del collegamento con la persona del socio (Assonime configura anche la possibilità, a specifiche condizioni, di creare addirittura “certificati di quote”). In tal senso, la circolazione della quota non estingue il diritto a essa connesso, che si trasferisce senza che sia necessario il consenso unanime degli altri soci, con ciò attribuendo un appeal sicuramente maggiore a questi nuovi “titoli” legati alle start up. Peraltro, a seconda delle necessità concrete che dovessero manifestarsi, i “diritti diversi” delle quote di start up (così come stabilito già per le azioni) possono essere costruiti apponendo un termine finale oppure una condizione sospensiva o risolutiva.
Sugli effetti della decadenza dallo status di start up innovativa, l’Associazione è dell’avviso che l’applicazione della disciplina speciale trovi applicazione fino all’esaurimento della singola fattispecie. In merito, invece, al regime di favore per i piani d’incentivazione basati sull’assegnazione di strumenti finanziari (che garantiscono, ai percipienti, l’irrilevanza fiscale e contributiva dell’assegnazione) vengono evidenziate alcune perplessità. Richiamando, infatti, la fattispecie similare prevista dall’articolo 51, lettera g) del Tuir, Assonime segnala la necessità che l’agenzia delle Entrate chiarisca se – posta l’assegnazione di strumenti finanziari aventi un valore pari a 100 – la successiva rivendita dei medesimi a 130 determini la tassazione di un reddito diverso pari a 30 (con ciò dando definitività al regime agevolativo in esame) o pari a 130 (come l’analogia alla disciplina dell’articolo 51 citato sembrerebbe prospettare).
Chiarimenti dell’Erario sono sollecitati anche per il work for equity, ovvero per la possibilità data alle start up innovative di emettere strumenti partecipativi a fronte dell’apporto di opere e servizi.

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