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Nelle Srl ancora caos sui sindaci

di Laura Cavestri e Giovanni Negri

Non è che si faccia proprio chiarezza. Oltretutto su una norma a elevato tasso di sensibilità per i professionisti. Quella sul controllo di legalità nelle società di capitali. L'ultima versione della bozza di decreto legge sulle semplificazioni per certi versi complica le cose e, se l'ambizione era quella di fornire un'interpretazione autentica e inoppugnabile alle modifiche introdotte, per le società a responsabilità limitata, nel Codice civile con la legge di stabilità, sarebbe arduo sostenere che l'obiettivo è stato raggiunto.
La nuova disposizione prevede, infatti, che «l'articolo 2477 del Codice civile, come modificato dall'articolo 14, comma 13, della legge 12 novembre 2011, n. 183, si interpreta nel senso che l'atto costitutivo deve prevedere obbligatoriamente la nomina di un organo di controllo, anche se monocratico, esclusivamente allorchè ricorrano le condizioni di cui ai commi secondo e terzo del medesimo articolo 2477».
Una misura che lascia libertà di scelta alle imprese sulla natura, monocratica o collegiale, del controllo. Resta però aperta la discussione su cosa avviene per le Srl al di sopra dei parametri che nelle Spa rendono obbligatoria l'adozione del collegio (ricavi o patrimonio netto superiori al milione). L'utilizzo degli avverbi «obbligatoriamente», ma soprattutto «esclusivamente», complica la situazione e non fornisce indicazioni chiare alle società sulla natura dei cambiamenti e neppure ai professionisti interessati.
È vero che il provvedimento è targato Pubblica amministrazione e la materia è di competenza del ministero della Giustizia. Ma è anche vero che quest'ultimo è rimasto scottato dalle difficoltà frapposte in Senato alla richiesta di delega sui controlli societari; difficoltà che hanno indotto la Giustizia a ritirare l'emendamento al decreto legge sulla giustizia civile. Alla Giustizia fanno però sapere di considerare una priorità l'intervento di riordino dei controlli, anche per modularli sulla diversa dimensione delle imprese e legare costi a efficacia, e non si esclude una nuova presentazione in aula o nel decreto semplificazioni.
Diversa e più tranciante era la versione precedente della bozza di decreto, nella quale, per fugare le diverse interpretazioni date da commercialisti e notai sulla reale portata del riassetto varato con la legge di Stabilità e valido dal 1° gennaio 2012, si stabiliva che l'articolo 2477 del Codice civile, come modificato dall'articolo 14, comma 13 della legge 183/2011 andava interpretato nel senso che le società a responsabilità limitata hanno, in ogni caso, un unico sindaco revisore. A prescindere da qualunque soglia di patrimonio netto o di ricavi.
L'origine di tutto va fatta risalire alla legge di stabilità 183/2011, ultimo atto del Governo Berlusconi, chiamata a rilanciare la competitività e a tagliare i costi per le imprese. Da qui, la scelta di un assetto di controlli di governance che, sia per le Srl che per le Spa, riduce il numero dei sindaci, lasciandone inalterate le funzioni. Niente più collegio sindacale per le Srl e obbligo di adozione dell'organo di controllo collegiale solo nelle Spa con ricavi o patrimonio netto superiore al milione di euro.
E proprio la soglia del milione di euro per le Spa aveva indotto sia i commercialisti che i notai a dare un'interpretazione condivisa all'articolo 14. In pratica, se per le Spa il collegio sindacale resta sopra il milione di euro di patrimonio netto o fatturato, la previsione deve valere anche quando sono le Srl a soddisfare questi requisiti. A sostenere l'orientamento, c'erano poi, oltre a un'opportunità di sistematicità dell'intera architettura dei controlli, anche la relazione di "attrazione" normativa sulla base di quanto disposto dal Codice civile nel richiamare per analogia la disciplina delle Spa nella regolamentazione delle Srl. Ma sopratutto la necessità di non indebolire l'efficacia e l'incisività delle verifiche sull'operato degli amministratori.

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