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Nelle città più grandi il reddito del centro è il triplo della periferia

A Milano, nell’area tra Brera e il Quadrilatero della moda, il reddito medio (100.659 euro) è cinque volte più alto che a Quarto Oggiaro e Roserio (18.926). I dati delle Finanze, rielaborati dal Sole 24 Ore del Lunedì, consentono per la prima volta di guardare dentro le città. Misurando la distanza tra zone benestanti e svantaggiate. Così a Roma i Parioli (68.315 euro) superano di quattro volte – e un po’ a sorpresa – Ostia antica (16.303). Mentre a Napoli Chiaia, con i suoi 47.343 euro, triplica ampiamente il reddito medio di S. Antonio Abate (13.462).

Quelli rilevati dalle Finanze non sono esattamente i quartieri, ma le zone identificate da uno stesso codice di avviamento postale (Cap). La fotografia, però, resta interessante. Nei 30 Comuni con almeno cinque Cap, il reddito è mediamente 2,4 volte più alto nell’area più ricca che in quella più povera. Ma nelle dieci città con il divario più marcato la differenza media sale a 3,17.

L’avvertenza è che stiamo parlando di redditi dichiarati nel 2020. Perciò, anno d’imposta 2019: prima del coronavirus. Ed è probabile che la pandemia abbia allargato la forbice reddituale. Lo lascia intuire anche l’Istat, secondo cui nel 2020 – proprio a causa del Covid – la povertà assoluta ha raggiunto il livello più alto da quando viene rilevata, nel 2005: oltre 2 milioni di famiglie, il 7,7% del totale (era il 6,4% l’anno precedente).

Pur con questa cautela, i dati delle Finanze restituiscono una fotografia tanto più dettagliata quanto maggiore è il numero di Cap in cui è diviso il territorio comunale.

Dentro le città

Non stupisce che i redditi più alti siano concentrati nelle zone centrali delle grandi città. Più singolare, se mai, è il fatto che Torino e Napoli abbiano di fatto lo stesso livello di disuguaglianza (3,5) sia pure con redditi ben diversi in valore assoluto.

Nelle aree più ricche, ad alzare la media è la presenza di contribuenti oltre i 120mila euro di reddito annuo. A Milano, entro la cerchia dei bastioni e a Citylife, sono tra il 10 e il 16% del totale, con redditi medi oltre i 350mila euro. In periferia, invece, non arrivano quasi mai all’1-2 per cento. Lo stesso fenomeno si vede anche in altre città, ma con una densità inferiore. Nel quartiere torinese di Borgo Po, ad esempio, i contribuenti oltre i 120mila euro hanno il reddito medio più alto d’Italia (465mila eur0), ma sono solo il 7,6% del totale.

Le zone con i redditi più bassi si trovano per lo più nel Mezzogiorno, ad esempio a Catania (aeroporto Fontanarossa e S. Giorgio), Napoli (Mercato e S. Antonio Abate) e Palermo (Centro storico e Monte di Pietà). Ma ciò non sempre si riflette in una maggiore disuguaglianza, perché sono inferiori anche i redditi più alti: Catania non è molto distante da Bologna, in termini di divario, e Palermo da Padova. Nelle zone povere, l’incidenza di stipendi e pensioni è più elevata che in quelle ricche. Poiché si tratta di redditi «dichiarati», quanto pesa l’evasione fiscale? Senza il sommerso, la forbice tra i quartieri sarebbe più stretta o più ampia? Non c’è modo di saperlo con certezza.

La lotta alla povertà

Un altro aspetto riguarda le politiche pubbliche. Di fatto, in molte zone i redditi sono così bassi che gli sgravi fiscali servono a poco. Il che suggerisce varie considerazioni. Da un lato, per aiutare queste aree deboli, più che sconti fiscali, occorrono servizi e aiuti diretti, sul modello del nuovo assegno unico per i figli cui sta lavorando il Governo. Dall’altro, se si vuole migliorare in modo duraturo la coesione sociale (come chiede il recovery plan), è indispensabile far arrivare opportunità di lavoro e/o di autoimpiego a chi vive nelle zone svantaggiate. Anche allargando la platea dei contribuenti, aumentando ad esempio il tasso di occupazione femminile e giovani.

Il tutto senza trascurare un altro dato che emerge dalle statistiche, e che coinvolge trasversalmente tutte le città da Nord a Sud: al di là delle polarizzazioni, anche nei quartieri più ricchi, circa la metà dei contribuenti residenti dichiara meno di 26mila euro, con punte del 54,6% a Venezia e 51,6% a Palermo.

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