Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Nella stretta Iva anche le compensazioni

Nella nuova stretta sull’evasione Iva potrebbe entrare anche un altro giro di vite sulle compensazioni Iva. Il condizionale è d’obbligo visto che la manovra di fine anno (legge di bilancio e decreto fiscale collegato) è anche quella di fine legislatura. Ma nonostante questo l’esigenza di cassa del Governo per sostenere la crescita e l’occupazione obbligano Mef ed amministrazione finanziaria a esplorare tutte le vie possibili che consentano un effetto di cassa da una parte e un’ulteriore riduzione del tax gap Iva (la differenza tra imposta potenzialmente dovuta e quella effettivamente pagata oggi si aggira sui 40 miliardi). Ecco allora che, oltre a un’ulteriore estensione dello split payment a nuovi settori e all’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica tra privati nelle transazioni B2B, annunciati ieri a Milano dalla stessa sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi (si veda il servizio a pagina 2), è spuntata anche una nuova stretta sulle compensazioni dei crediti Iva con l’idea di portare il limite delle compensazioni automatiche a 2.500 euro.
L’ultimo giro di vite sullo strumento è di qualche mese ed è arrivato con la manovra correttiva. In quel caso il tetto era stato fissato in 5.000 euro. Gli stessi numeri resi noti venerdì scorso sulle entrate erariali e contributive testimoniano che nel 2017 l’utilizzo delle compensazioni Iva nei primi 7 mesi dell’anno è cresciuto di oltre 1,120 miliardi pari a +11,2%. Per il Mef la ripresa delle compensazioni è da attribuire principalmente al decreto fiscale dello scorso anno che ha anticipato dal 30 settembre al 28 febbraio 2017 la presentazione della dichiarazione Iva annuale. Nella convinzione che nei prossimi mesi il valore delle compensazioni Iva si attenuerà, anche per effetto della manovra correttiva, i tecnici si sono comunque portati avanti e hanno ipotizzato, come detto, un ulteriore intervento restrittivo in grado di consentire recuperi di circa 300 milioni annui per il 2018 e il 2019. Maggiori risorse che andranno a far massa con quelle che si potrebbero recuperare da una riapertura della rottamazione delle cartelle di Equitalia (si veda il Sole 24 Ore di sabato scorso) e da una nuova voluntary bis sul contante.
Anche sugli altri versanti della manovra i tecnici del Governo proseguono con le simulazioni, con l’obiettivo di giungere a inizio ottobre a una prima scrematura della griglia degli interventi allo studio, che allo stato attuale è molto ampia. La road map resta quella abbozzata nelle scorse settimane: dopo la presentazione della Nota di aggiornamento del Def, che venerdì 22 settembre dovrebbe ottenere l’ok del Consiglio dei ministri, verranno definite le misure vere e proprie da varare con la manovra (e il probabile decreto legge collegato) entro il 20 ottobre. Ieri proprio per fare il punto sull’imminente varo della NaDef il premier Paolo Gentiloni ha incontrato a Palazzo Chigi il ministro Pier Carlo Padoan.
Con il trascorrere delle ore diventa sempre più probabile l’inserimento nella prossima legge di Bilancio di un pacchetto di misure sugli immobili. Che dovrebbe prevedere interventi per favorire alienazioni mirate di “proprietà pubbliche” e, soprattutto, misure in favore dei cittadini. A cominciare da una possibile revisione del bonus per ristrutturazioni ed efficientamento energetico. Tra le opzioni sul tavolo c’è quella di non prorogare le agevolazioni così come sono attualmente ma di attivare un nuovo dispositivo che favorisca l’adeguamento ai vincoli anti-sismici e che non penalizzi l’adeguamento ai criteri energetici. Tra le altre ipotesi circolate nelle ultime ore ci sono anche quelle sul possibile ricorso a una norma per facilitare gli sfratti nel caso di immobili pignorati messi in vendita (si veda il servizio a pagina 26).
I capitoli portanti della manovra restano il taglio del cuneo per i giovani, la spinta agli investimenti facendo leva su “industria 4.0”, l’irrobustimento per 1,3-1,5 miliardi del fondo per la lotta alla povertà e il finanziamento dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego (1,2-1,8 miliardi). Quest’ultimo fronte potrebbe essere arricchito da un pacchetto ad hoc per le forze dell’ordine con misure per facilitare le assunzioni e l’adeguamento delle dotazioni a disposizione. Certi anche un mini-pacchetto pensioni e un capitolo tagli. Nelle simulazioni preparate in queste settimane dai tecnici del Mef compare anche una mini-revisione delle tax expenditures (dai 300 ai 500 milioni), che però resta improbabile soprattutto a causa della contrarietà del Pd.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa