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Nella «manovra» 2013 risorse per la produttività L’assalto delle micromisure

Il treno per Yuma della stabilità è finalmente arrivato in stazione. Con molti più passeggeri rispetto a quando è partito da Palazzo Chigi alla volta del Parlamento. Sono circa 500 infatti le modifiche, spesso “micro”, imbarcate nel transito al Senato. Correttivi piccoli e grandi. A cominciare dal rinvio di un anno per il quoziente familiare Irpef su base regionale, i finanziamenti di 2,2 miliardi alla Tav, di 8,4 in 16 anni per l’industria aerospaziale (Finmeccanica in testa) e di 1,7 per la Cig in deroga. Alla fermata di Palazzo Madama sul convoglio sono saliti di corsa gli ulteriori 115 milioni per i malati di Sla (di cui 75 certi), i 70 per il comparto sicurezza, i 55 milioni per l’editoria (che vede anche la proroga di un anno per il divieto di incroci proprietari tra stampa e tv nazionali) e i 100 per gli atenei (a cui si aggiungono i 52,5 milioni per i policlinici universitari non statali). Università che vedono anche la nascita di un mini-fondo per il credito d’imposta destinato all’erogazione delle borse di studio. E sempre al Senato è stato deciso un doppio dietrofront su due misure previste dal decreto sviluppo-bis: l’obbligo delle sole gomme da neve fuori dai centri urbani e l’Abs obbligatorio (anche solo come optional) sulle moto oltre i 125 cc.
Lungo il cammino il provvedimento ha inglobato anche alcuni decreti già emanati in precedenza e a rischio scadenza (il Tfs degli statali e il salva-infrazioni con i “Monti bond” per Mps) e il milleproroghe mai arrivato in Gazzetta Ufficiale. Proprio tra i rinvii spiccano i 7 mesi in più per i precari della Pa e i sei per gli sfratti. E, per restare alla casa, va segnalato il passaggio dell’Imu dallo Stato ai Comuni a partire dal 2013 e il rinvio ad aprile della prima rata della Tares sui rifiuti. Ancora in tema di tassazione degna di nota è la rimodulazione della Tobin tax. Riscritto ex novo dal Governo, il prelievo made in Italy sui trasferimenti finanziari si fa in due: uno proporzionale sugli strumenti finanziari azionari con aliquota dello 0,2% e uno in misura fissa sui derivati che varia a seconda dello strumento e dell’importo (tetto massimo 200 euro). Una buona notizia arriva anche per i terremotati dell’Emilia che spuntano la restituzione a rate delle detrazioni fiscali e contributive non versate. Il primo prelievo sui “cedolini” da effettuare entro oggi non potrà superare un quinto dello stipendio.
Confermati inoltre quasi integralmente i quattro fondi introdotti alla Camera a novembre: il taglia-tasse, che non potrà però essere alimentato dall’eventuale tesoretto per il calo dello spread; il “Giavazzi”, che dovrebbe finanziare il bonus ricerca e il taglio del cuneo fiscale con un’ulteriore scrematura degli incentivi alle imprese; il “Brunetta” per i piccoli contribuenti Irap, che ha perso in extremis 60 milioni; il fondo produttività per la detassazione dei salari di secondo livello, che potrà contare su 2,1 miliardi per il triennio 2013-2015. In caso di mancata attuazione dell’accordo Governo-parti sociali una quota delle sue risorse potrà essere destinata a Confidi e fondo di garanzia Pmi.
Nessuna modifica infine al “cuore fiscale” della manovra rispetto alla versione di Montecitorio. Dove la riduzione di un punto delle due aliquote Irpef più basse si è trasformata in un aumento da 800 a 930 euro della detrazione per ciascun figlio a carico. Sconto che sale a 1.350 per i figli disabili e 1.220 per i bambini sotto i tre anni (1.620 se portatore di handicap). La rinuncia al taglio dell’Irpef ha a suo tempo evitato la doppia stretta, con effetto retroattivo, su detrazioni (tetto di 3.000 euro) e deduzioni (franchigia di 250 euro) e soprattutto ha limitato l’aumento dell’Iva dal prossimo 1° luglio alla sola aliquota del 21 per cento. Quella agevolata del 10% sui beni di largo consumo resterà invece stabile. Almeno fino a nuova esigenza.

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