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Nella lite sulla parcella competente il tribunale del consumatore

Si determina in base al «foro del consumatore» la competenza per territorio nelle cause promosse dagli avvocati per il pagamento del proprio onorario. È quanto afferma il Tribunale di Palermo (giudice Paolo Criscuoli) in una sentenza pronunciata all’udienza del 22 giugno.
Con decreto dello scorso anno, il giudice siciliano aveva ingiunto a due genitori, nella loro qualità di legali rappresentanti della figlia minorenne, di pagare a un avvocato 86mila euro per competenze professionali. Contro il provvedimento monitorio è stata proposta opposizione. Gli attori hanno eccepito l’incompetenza per territorio del Tribunale di Palermo, sostenendo che il decreto andava richiesto al giudice del luogo di residenza della figlia. A sua volta, il legale ha affermato che doveva prevalere il foro speciale previsto dall’articolo 637, comma 3, del Codice di procedura civile; norma che consente agli avvocati di rivolgersi al giudice del luogo in cui ha sede il loro consiglio dell’Ordine per domandare l’ingiunzione contro i propri clienti.
Il Tribunale si dichiara incompetente per territorio. Secondo l’articolo 33 del Dlgs 206/2005 («Codice del consumo»), è vessatoria la clausola, contenuta nel contratto concluso da professionista e consumatore, che individua la sede del foro competente sulle controversie in una località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore. Tale clausola è nulla, e l’invalidità può essere rilevata dal giudice anche d’ufficio (Cassazione, sentenza 6784 del 2014). La norma in questione determina dunque una competenza esclusiva, che prevale su ogni altra; ciò «in virtù delle esigenze di tutela, anche sul terreno processuale, che sono alla base dello Statuto del consumatore».
La protezione accordata dal Dlgs 206/2005 si fonda quindi – si legge ancora nell’ordinanza della Corte suprema – su «una presunzione di inesperienza, scarsa informazione e soprattutto debolezza contrattuale» del consumatore nei confronti del professionista. Nel caso in esame, la competenza spetta al tribunale «del luogo di residenza della minore e dei genitori». Ciò «tenuto conto della natura del rapporto» (si tratta della prestazione di un’opera professionale) e «della non contestata qualità di “consumatori” dei clienti».
Né la competenza del giudice di Palermo si può fondare sull’elezione di domicilio contenuta nella procura speciale conferita nel giudizio per cui il legale ha chiesto il pagamento degli onorari. Quell’elezione, infatti, era prevista in un atto «distinto e autonomo rispetto al contratto concluso con l’avvocato», e di conseguenza aveva valore solo nel procedimento giudiziario per il quale la procura stessa era stata rilasciata. Per queste ragioni, il decreto ingiuntivo è revocato.

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