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«Nella legge di stabilità il taglio Irpef dal 2018»

ROMA Se il Governo troverà margini di bilancio per una riduzione dell’Irpef, attualmente prevista nel 2018, potrebbe anticiparla al 2017, anno in cui è già previsto il taglio di 3,5 punti dell’Ires. L’obiettivo resta in ogni caso quello di ridurre la pressione fiscale fino ad arrivare, in pochi anni, al 40% del Pil; contro il 43,5% di fine 2015, o il 42,9% al netto del bonus da 80 euro reso strutturale. E proprio sul nodo della restituzione degli 80 euro da parte dei lavoratori che hanno superato la soglia dei 26mila euro si sta cercando la soluzione più idonea e graduale.
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è ospite a Porta a Porta nella serata successiva all’abbuffata elettorale e chiarisce che l’agenda dell’esecutivo non cambia. La riduzione delle imposte c’è stata, dice Padoan ricordando l’abolizione della tassa sull’abitazione principale («il 16 qualche tassa non ci sarà più, celebreremo l a scomparsa della Tasi») e altri tagli seguiranno. La strada per la riduzione dell’Irpef potrebbe essere indicata già a ottobre con la legge di Bilancio, una decisione che potrebbe poi scattare però l’anno successivo, com’è già accaduto con l’Ires, decisa nella stabilità 2015. «L’Ires scenderà di alcuni punti nel 2017 – ha sottolineato Padoan – ho detto alcuni punti perchè è un modo diverso per spiegare che ci sono margini». «Se possiamo anticipare il taglio dell’Irpef – ha proseguito – vedremo di quanti punti, comunque si tratta di punti che si sentiranno nelle tasche».
Il ministro non ha parlato esplicitamente di un possibile scambio tra le due imposte: l’intervento sull’Ires, che scenderà dal 27% al 24,5% dal 1° gennaio prossimo (salvo ripensamenti) determina minori entrate già previste nei tendenziali per 3 miliardi nel 2017, circa 4 miliardi nel 2018 e circa 3,8 miliardi nel 2019. Mentre un intervento sull’aliquota del 38% dell’Irpef (per i redditi tra i 28 e i 55mila euro) potrebbe valere tra i 3 e i 3,5 miliardi se il taglio si limitasse a un solo punto percentuale. Quale che sarà la scelta – che per il momento non c’è – il nuovo piano di riduzione dell’imposta sui redditi , come i precedenti tagli di tasse dovrà essere «credibile», e quindi «a prova di copertura». Che si potrà trovare attraverso la spending review, che non ha esaurito la sua funzione ma, anzi, ha ancora cartucce da giocare a partire dalla sanità dove «sono possibili risparmi di efficienza importantissimi».
Dovere del ministro dell’Economia, ha ribadito Padoan, è assicurare la tenuta dei saldi e rispettare gli obiettivi di fiscal stance presentati in Europa. A partire dal debito, che quest’anno scenderà «grazie agli introiti dalle privatizzazioni ma meno dell’atteso perché manca una cosa importante: l’inflazione». L’Italia, ha assicurato Padoan «è il Paese fiscalmente tra i più disciplinati, che fa più riforme e più investimenti» e ottiene «la flessibilità» per merito, «non perché siamo simpatici». E proprio il rispetto dei saldi impedisce di accogliere altre ipotesi, come quella sostenuta da M5S di un reddito di cittadinanza a 780 euro: «Il nostro Paese con il debito che ha molto difficilmente potrebbe permetterselo».
Padoan ha confermato il suo ottimismo sugli effetti che dispiegheranno le riforme economiche e anche quella istituzionale («se in futuro ci sarà un governo stabile ciò convincerà ancora di più gli investitori a puntare sull’Italia») sulla crescita potenziale dei mesi a venire nonostante gli ultimi rilievi dell’Istat, che conferma la debolezza della congiuntura. L’Italia resta «in controtendenza», ha ribadito il ministro, che in mattinata alla presentazione delle misure a sostegno dell’abitare (si veda altro articolo a pagina 3) si era detto «fiducioso» sull’impostazione del quadro macroeconomico. A fronte della debolezza di alcuni comparti, Padoan ha invitato a guardare a componenti della domanda che invece mostrano una dinamica molto positiva come i servizi o come il boom delle compravendite immobiliari del primo trimestre (+17,3%, 20% per il residenziale), che, insieme alla ripresa dei mutui, rappresentano «un segnale di svolta».

Davide Colombo

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