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Nella fase due della Uem si pensa a un euro-budget

Oltre a una soluzione alla crisi greca o a quella spagnola, l’establishment politico europeo continua a lavorare anche su una riforma dell’unione monetaria con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione tra i paesi della zona euro. Proprio a questo riguardo, ieri il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy si è incontrato con i presidenti della Commissione José Manuel Barroso, della Banca centrale europea Mario Draghi e dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
Van Rompuy sta ultimando un documento che servirà da base per i negoziati da qui alla fine del mese, in vista poi della finalizzazione dell’atteso rapporto preliminare nella prima di ottobre. La issues note, come viene chiamata in gergo bruxellese, non conterrà scelte definitive ma illustrerà le varie possibilità, seguendo i quattro tasselli individuati in giugno: l’unione bancaria, l’unione di bilancio, l’unione economica e l’unione politica.
Secondo le prime informazioni, sul fronte dell’unione bancaria il documento farà propria la proposta Barnier, di centralizzare la vigilanza creditizia alla Banca centrale europea. «Il documento ricorderà che una sorveglianza bancaria centralizzata richiede anche una responsabilità in solido dei depositi e regole comuni sulla gestione delle crisi bancarie», spiega un esponente europeo. I due testi legislativi attualmente in discussione prevedono invece solo un coordinamento tra i sistemi nazionali di garanzia dei depositi.
Per quanto riguarda l’unione di bilancio, l’entourage di Van Rompuy vuole sondare i Paesi per capire se vi è spazio per la creazione di una “capacità di bilancio” della zona euro, secondo l’espressione di un responsabile europeo. L’idea piace in molte capitali, non in tutte. I Paesi dovranno valutare missione e prerogative di un possibile embrione di bilancio dell’unione monetaria; per non parlare degli strumenti di finanziamento: gettito fiscale o contributo nazionale?
L’idea di obbligazioni europee (eurobond) non è per oggi, e a Bruxelles si riflette quindi ad altro. La questione è delicata, e si tratta in questa fase di valutare semplicemente l’interesse degli stati membri. I quattro presidenti sanno perfettamente che stanno percorrendo una strada accidentata e pericolosa, tenendo conto anche delle elezioni legislative in Olanda (settembre) e di quelle amministrative in Finlandia (ottobre). Vogliono dimostrare ambizione e anche audacia, ma senza ignorare la realtà politica.
Sul fronte dell’unione economica, la issues note considererà l’ipotesi di rafforzare il patto euro-plus, nato nel 2011 e che ha come obiettivo di incitare gli stati membri a migliorare la propria competitività. Tra le le possibilità: incentivi finanziari per aiutare la mobilità dei lavoratori tra i Paesi dell’unione monetaria. Per quanto riguarda l’unione politica il documento dovrebbe concentrarsi sui modi per rafforzare la legittimità democratica in un contesto di crescente integrazione tra i Paesi.
In questo campo, gli interrogativi riguardano l’organizzazione del parlamento europeo e l’eventuale coordinamento tra l’assemblea di Strasburgo e i vari parlamenti nazionali. Il tema è particolarmente sentito da tutti colori che temono un rigetto popolare del processo di unificazione europea. Da più parti a Bruxelles si discute se non sia giunto il momento di eleggere il presidente della Commissione o il presidente del Consiglio europeo a suffragio universale.

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