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Nel vortice gli spread di tutta Europa

di Morya Longo

Non è più l'Italia. Non è più la Grecia. Non è più la Spagna. Ormai è l'Europa intera ad essere nel mirino dei mercati finanziari. I titoli di Stato della Francia (Paese considerato forte) hanno raddoppiato lo spread sui Bund tedeschi nelle ultime due settimane: segno che la fiducia degli investitori sulla grandeur si è dimezzata. Lo spread dell'Austria, altro Paese considerato "forte" in Europa, ha fatto lo stesso. Persino la dura e pura Finlandia ha registrato un'impennata improvvisa del rischio-Paese. Peggio ancora i Paesi deboli: la Spagna, proprio ieri, ha toccato gli spread massimi (458 punti base) dalla nascita dell'euro. E l'Italia ha riportato il "gap" con la Germania a 534 punti base, dopo violente oscillazioni legate alle alterne notizie sul governo Monti.

Le Borse raccontano la stessa storia. Ieri sono crollate tutte: Parigi -1,92%, Francoforte -0,87%, Milano -1,08%. E da inizio anno, mentre Wall Street ha annullato tutte le perdite, i listini europei sono tutti sotto zero. Dopo la Borsa di Atene, da gennaio la peggiore non è quella italiana: ma quella austriaca (-35%). Paese virtuoso, ma ugualmente bastonato dagli investitori. Perché? Perché è nell'euro. Il messaggio è dunque chiaro: il mercato non si fida più dell'Europa. Non c'è prima classe che tenga.

La rivolta del mercato

Per avere l'idea di cosa pensino i mercati dell'area euro, è utile guardare innazitutto fuori dai confini dell'unione monetaria. Prendiamo, ad esempio, gli Stati Uniti: nonostante il loro gigantesco debito pubblico (intorno al 100% del Pil) e il loro deficit pari al 10,7% del Pil (peggiore della media europea), i titoli di Stato americani nel 2011 sono stati acquistati più di quelli tedeschi. Lo dimostra lo spread tra i T-Bond Usa e i Bund tedeschi: dai 39 punti base di gennaio, con vari su e giù, si è ridotto a 24 punti base. Questo significa che anche la iper-virtuosa Germania ispira meno fiducia degli spendaccioni Stati Uniti. Discorso analogo per la Gran Bretagna.

Se il confronto tra Bund e T-Bond Usa è da prendere con le pinze, all'interno dell'area euro il messaggio del mercato è comunque lo stesso. Lo spread tra i BTp e i Bund è salito ieri a 5,34 punti percentuali, avvicinandosi sempre più al record di 5,75 toccato settimana scorsa, con rendimenti di nuovo oltre il 7%: segno di altissima tensione. Ma anche nei Paesi virtuosi la situazione non è più tranquilla. I titoli di Stato francesi ieri erano costretti a offrire un tasso d'interesse 1,89 punti percentuali più alto dei Bund tedeschi: si tratta del record da quando esiste l'euro.

Il motivo: le falle dell'Unione

Prendersela con la speculazione sarebbe come nascondersi dietro un dito. Se l'Europa ispira poca fiducia agli investitori, il motivo va cercato in Europa. Basta un breve elenco, non certo completo, per rendere l'idea. Iniziamo dal salvataggio della Grecia: non solo è stato soggetto a un tira e molla durato due anni, ma alla fine la politica europea ha partorito una ristrutturazione del debito che tutti considerano insufficiente. "Parto" ancor più travagliato è stato quello del fondo salva-Stati: il mercato ha ormai capito che il fondo che dovrebbe salvare gli Stati in crisi è del tutto inadeguato al compito.

Ispira poca fiducia anche la difesa ad oltranza, da parte della Germania, della versione più ortodossa della Bce: la banca centrale potrebbe essere il prestatore di ultima istanza, dunque il garante finale della stabilità europea, se non fosse imbrigliata in trattati che rendono la sua azione decisamente più sterile di quella di altre banche centrali. La politica nazionale fa il resto: ieri lo spread e la Borsa italiana sono saliti e scesi a seconda delle notizie, più o meno incoraggianti, che arrivavano sul governo Monti.

Se cambiano le carte in tavola

C'è poi un'aggravante: impossibilitata a risolvere i problemi, l'Europa cerca di ridurre la speculazione cambiando le regole del gioco. Il caso della Grecia è eclatante: pur tagliando il debito del 50%, Atene ha fatto di tutto per non far scattare i risarcimenti a chi aveva comprato le "polizze" per assicurarsi contro l'insolvenza (cioè i credit default swap). Chi si era assicurato (pagando un premio) ha dunque scoperto che la sua polizza sulla Grecia non serviva a nulla. Questo ha creato grave incertezza: il timore degli investitori è che possano prima o poi diventare carta straccia anche le "polizze" sull'Italia o sulla Spagna.

E quando ieri l'Unione europea è intervenuta per limitare l'utilizzo dei Cds (per bandire le vendite allo scoperto sugli Stati), le apprensioni degli investitori sono aumentare: il timore che l'Europa cambi continuamente le regole del gioco (perché nessuno è stato in grado di fissarle in modo equo prima che iniziasse la partita) rende i mercati impauriti. «Il rischio è che si arrivi all'anarchia sui mercati», affermava ieri un grande investitore. A farne le spese è sempre lei: l'Europa.

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