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Nel risanamento detassazione ridotta per le sopravvenienze attive

Al concordato preventivo di risanamento (articolo 161 e 186-bis del Regio decreto 267/42) si applica l’articolo 88, comma 4-ter, secondo periodo del Tuir che prevede la parziale detassazione delle sopravvenienze attive da riduzione dei debiti, per evitare una doppia agevolazione per il debitore. Il chiarimento è contenuto nella risposta 120 del 19 dicembre pubblicata ieri dall’Agenzia delle Entrate.
L’articolo 88, comma 4-ter del Tuir prevede la completa detassazione delle sopravvenienze attive da riduzione dei debiti nel concordato fallimentare o preventivo liquidatorio. Invece nel concordato da risanamento tale riduzione non costituisce sopravvenienza attiva per la parte che eccede:
le perdite, pregresse e di periodo, ex articolo 84 del Tuir (senza considerare il limite dell’80%) e quelle trasferite al consolidato nazionale e non ancora utilizzate;
la deduzione di periodo e l’eccedenza relativa all’Ace;
gli interessi passivi e gli oneri finanziari assimilati ex articolo 96, comma 4 del Tuir.
La detassazione si attiva solo dopo aver consumato le poste che potrebbero generare una riduzione degli imponibili dei periodi d’imposta successivi (circolare Assonime 17/2016).
Nella risposta l’Agenzia chiarisce che, in base all’articolo 88 del Tuir, il concordato preventivo liquidatorio o fallimentare comporta una detassazione piena delle sopravvenienze attive da riduzione dei debiti, ovvero parziale in quello di risanamento. Ricordiamo che nella risposta 85 del 23 novembre 2018 l’Agenzia ha assimilato il concordato di risanamento a quello con continuità aziendale.
Altro tassello importante è il chiarimento dell’interrogazione parlamentare del 20 settembre 2018 n. 5-00047. La stessa ha distinto infatti il concordato da risanamento con continuità interna o diretta, in cui la prosecuzione dell’attività avviene ad opera del debitore, rispetto a quello con continuità esterna o indiretta, nel quale l’attività prosegue ad opera di un soggetto terzo. Ciò in quanto l’integrale detassazione è ammessa solo se l’imprenditore cessi la propria attività, il che scongiura l’evenienza di un utilizzo futuro delle perdite pregresse.
Nel caso particolare la società continua ad operare, motivo per cui la detassazione non potrà che essere parziale, sotto forma di variazione in diminuzione pari alla quota che risulta sottraendo dalla sopravvenienza attiva tutti gli elementi prima citati. Onde evitare che si determini una riduzione degli imponibili futuri, viene fissata la regola della consumazione integrale delle perdite e degli interessi.
In dichiarazione l’utilizzo delle perdite pregresse dovrà emergere nel rigo RN 4, colonna 2, mentre per gli interessi passivi bisognerà apportare un’apposita variazione in diminuzione (codice 99) senza incidere sul rigo RF 118 colonna 2.

Alessandro Germani

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