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Nel piano Enel la cedola fissa e investimenti per 48 miliardi

Il nuovo piano industriale 2021-23 traghetta definitivamente il gruppo Enel nell’era delle piattaforme digitali. Attraverso le quali passerà l’integrazione tra i business tradizionali, come vendita, generazione, distribuzione di energia elettrica e i servizi a valore aggiunto, digitali, che si proiettano verso la fibra, l’e-mobility e la flessibilità. La strategia a doppio binario – una piano a tre anni verso il 2023 e un piano a dieci anni che si proietta al 2030 –, presentata ieri in via remota alla comunità finanziaria, porterà anche il gruppo a condividere con investitori privati una quota del piano di investimenti, pari a 40 miliardi in tre anni, ai quali si aggiungono 8 miliardi da mettere in moto attraverso jv con partner soprattutto nello sviluppo di rinnovabili (alle quali nel triennio saranno destinati 17 miliardi di investimenti) in paesi come Asia, India, Africa, ma non solo.

Queste partnership, stewardship model, funzioneranno anche per lo sviluppo della fibra (in Brasile), l’e-mobility e la flessibilità. Nell’arco dei dieci anni gli investimenti complessivi saranno pari a 190 miliardi, di cui circa 30 attraverso jv.

Il ceo Francesco Starace ieri ha spiegato che il caso Open Fiber calza perfettamente con i modelli di stewardship che si vogliono sviluppare e replicare. Allora ci si chiede: il fondo Macquarie (che ha avanzato un’offerta per Open Fiber) può essere un partner per la società della fibra Ufinet in Sudamerica nella quale Enel ha una call per salire al 100 cento del capitale? «Macquarie è uno dei tanti potenziali partner in Ufinet, nel quale ricordo che abbiamo già un partner (Sixth Cinven Fund, ndr). Non è detto che si debba cambiare – ha risposto Starace -. Riguardo al partner o ai partner ricordo che Ufinet opera in tanti paesi separati e non è detto che si trovi uno stesso investitore per tutti i paesi, potrebbe avere filiazioni successive in tempi diversi». E a proposito della lettera inviata dai ministri di Economia e Sviluppo economico ai vertici di Enel sollecitando la rete unica, il manager ha detto che essa «rafforza la bontà del progetto Open Fiber». Ha poi ribadito che la vendita del 50% della società (dribblando le domande sull’ipotesi di tenere per Enel un 10%) è questione di settimane.

Tornado alle rinnovabili, il manager ha annunciato che il gruppo ha la possibilità di rafforzare nel prossimo decennio la posizione di principale operatore di queste fonti di energia in termini di portafoglio (un Super Major, così l’ha definito). La capacità installata passerà dagli attuali 45 gigawatt a 60 (120 quelli promessi per il 2030), la quota di mercato globale è destinata a salire dal 2,7 a poco meno il 5% nel 2030. «Può sembrare una piccola quota, nonostante siamo il primo operatore – ha chiosato Starace –. Questo dà l’idea di quanto sia grande lo spazio di crescita di questo settore, ma anche del rilevante numero di operatori che vi sta entrando in vari modi». Il manager ha rivelato che nel prossimo decennio serviranno 24mila miliardi di investimenti per lo sviluppo delle rinnovabili a a livello globale.

L’azienda ha annunciato una revisione della politica dei dividendi, lanciando una formula che fornisce più semplicità e chiarezza per gli investitori (forse anche per il ministero dell’Economia, che detiene il 23% del capitale): è previsto un rendimento fisso garantito che partirà da 0,35 euro per azione nel 2021 e arriverà a 0,45 euro nel 2023, con una crescita media del 7 per cento. «È una dividend policy chiara e attrattiva, abbiamo preferito scegliere la semplicità. Basta con le formule troppo complicate», ha detto il manager. È previsto che l’Ebitda ordinario si collochi tra 20,7 e 21,3 miliardi nel 2023 (il rapporto debito/Ebita nel periodo resterà attorno a 2,7 volte), con una crescita del 5-6 per cento. L’utile netto è destinato a salire a 6,5 e 6,7 miliardi sempre a fine piano, con un aumento tra l’8 e il 10 per cento. Le fonti di finanziamento sostenibili saliranno nel decennio dal 50 al 70% del debito lordo totale nel 2023, implicando un minore costo dell’indebitamento (58 miliardi il debito a fine 2023). Il gruppo intende ridurre le emissioni entro il 2030 dell’80% rispetto al 2017, mentre l’uscita dalle generazione a carbone verrà anticipata dal 2030 al 2027. La generazione a zero emissioni salirà all’85% nel 2030. I clienti sono destinati a salire da 70 a 90 milioni.

Il gruppo intende investire molto, circa 5 miliardi entro il 2030, per “ibridizzare” la generazione rinnovabile con i sistemi di storage e abilitare la flessibilità che sarà grande parte del business futuro delle utility ( EnelX è il primo player globale nei sistemi di demand response). E ancora: ci sarà lo sviluppo dell’idrogeno verde. Sono previsti 120 megawatt a livello globale (in Italia si lavora con Eni per alimentari le raffinerie) nel 2023 e 2 gigawatt nel 2030. Il titolo Enel ieri ha chiuso in rialzo di oltre il 4 per cento.

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