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Nel Pd è sfida sulla Ue Renzi: “Non funziona”. E Letta vota Orlando

Enrico Letta voterà Andrea Orlando alle primarie dem. L’ex premier dice che darà «una ultima chance al Pd», partecipando quindi alle primarie. La scelta di Letta, annunciata a “In mezz’ora”, cade su Orlando, come del resto quella di molti prodiani, perché «è uno che vuole unire, il Pd è un campo largo, non il comitato elettorale di un capo». Stoccata a Matteo Renzi, l’ex segretario ora ricandidato che prese il suo posto a Palazzo Chigi. Dario Franceschini ribadisce invece il suo sostegno all’ex premier: «Il centrosinistra ha già triturato troppi leader».
Entra nel vivo la battaglia per le primarie dem e Renzi riparte da una polemica sull’Europa: «Bene la giornata di Roma, ma ora viene la sfida sulle idee», scrive Su Facebook. E ancora: «Tutto ciò che serve per rimettere a posto l’Italia deve essere fuori dai vincoli del patto di stabilità. E’ inutile fare la delegazioncina che va a Norcia. Ha un valore simbolico e li ringraziamo, ma l’Europa deve fare di più». Il cuore dello scontro è la correzione dei conti che Bruxelles pretende dall’Italia e che Renzi considera un accanimento figlio di politiche di rigore errate. Una convinzione che ha messo l’ex premier in rotta di collisione con Pier Carlo Padoan, al quale – già ora e ancora di più in caso di rielezione alla segreteria – Renzi chiede di respingere al mittente ogni ipotesi di aumento di tasse o imposte.
Nei circoli si voterà fino a domenica prossima. Il 30 aprile i gazebo aperti a tutti. Ed è scontro sui dati di affluenza al voto dei tesserati. Renzi sostiene che la partecipazione è soddisfacente, pari al 61%. I supporter di Orlando calcolano che poco più di uno su due iscritti (il 52,1%) è andato a votare e che la disaffezione è forte. Dice Orlando: «Sull’affluenza degli iscritti in alcune zone c’è un problema. Inoltre la scissione non ha fatto rinnovare la tessera a un pezzo di partito, quei militanti storici che probabilmente avrebbero votato per me. A favore di Renzi incide il patriottismo di partito ». Renzi dal canto suo rivendica con orgoglio il congresso- kermesse popolare: «Non vi stiamo raccontando che il Pd è l’Eden, ma facciamo congressi democratici. Non decidiamo su un blog o in una villa brianzola».
Il segretario uscente è in vantaggio. I dati rilanciati ieri da
Youtrend parlano di 10 mila votanti, con risultati per l’ex segretario del 64%, del 27% per Orlando e del 6% per Michele Emiliano. Le cifre a disposizione di Orlando sono un po’ diverse: vedono il 7,1% dei circoli (456 su 6.324) al voto e Renzi al 63,8; Orlando al 33,2% e al 3% Emiliano.
Ma sono dati davvero parziali e minimi. Emiliano, il governatore della Puglia, fa notare che mancano i circoli del Sud.
A surriscaldare il clima a sinistra il botta e risposta tra Renzi e gli scissionisti, ex Pd e ex Sel, che hanno ora fondato il Movimento democratico e progressista- Articolo 1. L’ex premier li accusa di essersene andati in cerca di «poltrone che non avranno ». Contrattacca Roberto Speranza: «Ricordo a Renzi che io mi dimisi da capogruppo. Di poltrone mi pare se ne occupino altri, quelli che nelle ultime settimane hanno fatto le nomine». Mdp intanto incassa l’adesione del segretario dem di Matera, Bellitti. A sinistra, Giuliano Pisapia ironizza: «Quella della stampella è un’ossessione, non sono stampella di Renzi. Io ho il suo numero di telefono, lui il mio, ma mi chiama più lui di quanto lo chiami io».

Giovanna Casadio

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