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Nel mirino anche sanità e strade

Mose e non solo. L’inchiesta che ha sconvolto Venezia, mettendo a nudo un sistema di tangenti e distribuzione di fondi neri, è destinata ad allargarsi ad altri filoni d’indagine. Dalle strade agli ospedali, passando per i project financing che la procura veneziana definiscono «ad alto rischio corruttivo». Gli inquirenti potrebbero anche arrivare in altre città: da Venezia a Padova a Verona. E ci sarebbero politici di punta coinvolti. Intanto ieri bagarre a Venezia in consiglio comunale. Il pubblico contesta il vicesindaco e urla «Ci avete fatto vergognare».
La tangenziale di Mestre
In base alle sommarie informazioni raccolte dagli inquirenti, da approfondire con altri accertamenti, sarebbero state consegnate «cospicue somme di denaro a Mauro Scaramuzza, ad di Fip (raggruppamento di imprese, ndr)», con la presunzione che il denaro «fosse destinato, almeno in parte, ad altri che occupavano, in relazione ai lavori di mitigazione della III corsia della tangenziale di Mestre, posti più elevati dello stesso Scaramuzza». A riferirlo è il titolare della Erica, società che ha svolto lavori nella tangenziale tra il 2008 e il 2010. «I lavori erano stati appaltati alla Saicam dalla Società Autostrade Venezia-Padova con gara pubblica. La Saicam chiamò alcune imprese subappaltatrici tra le quali la nostra…e l’ingegnere Scaramuzza ci disse che per ottenere il subappalto avremmo dovuto versare a lui una quota. Ritengo scontato che anche gli altri abbiano pagato…posso solo presumere che i denari fossero destinati ai massimi vertici della stazione appaltante, ovvero la Venezia-Padova, il capo all’epoca era Lino Brentan (amministratore della Venezia-Padova, già indagato nell’inchiesta veneta sul Mose, ndr)». E poi ancora l’imprenditore precisa di fronte ai pm: «Ho consegnato a Scaramuzza 200mila euro in varie rate, consegnate da me e dal mio socio».
Si aggiunge anche la testimonianza del titolare della Geoverde: «Ci venne concesso un subappalto per 1,2 milioni…e alla fine dei lavori Scaramuzza mi fece intendere che c’era qualcosa da dare. Io ho dato 45mila euro in contanti, in un sacchetto di carta allo Scaramuzza presso una piazzola dell’autogrill sulla tangenziale di Mestre. Non mi disse mai a chi fossero destinati i denari, facendomi solo intendere che si trattava di un “volere superiore”».
Gli ospedali
C’è anche il filone degli ospedali di Padova, un dossier con lo schema del nuovo centro da realizzare in project financing per 1,7 miliardi. Dal contenuto di alcune intercettazioni emerge che il vero committente dell’incarico, affidato a Giancarlo Ruscitti, dirigente della Sanità della Regione Veneto, fosse già Giovanni Mazzacurati, ad del Consorzio Venezia Nuova, destinatario di informazioni sulla costruzione. Nei dialoghi fra i due si farebbe riferimento anche ad altri politici locali di centrodestra.
Il colloquio con Tremonti
Le attività di intercettazione su Mazzacurati da parte della procura di Venezia mettono in luce anche gli avvicinamenti nei confronti dell’allora ministro all’Economia Giulio Tremonti. Nella richiesta dei pm si sottolinea che «la conversazione tra Meneguzzo e Mazzacurati del 28 maggio 2010 fornisce la conferma dell’incontro tra Mazzacurati e il ministro, collocabile in epoca antecedente alla data del colloquio registrato». E si riportano frasi di un dialogo: «quel giorno del mio colloquio col ministro, io ho suggerito…ho detto esplicitamente che c’erano parecchi di questi lavori finanziati che non partivano, che erano in ritardo di tre anni», dice Mazzacurati. Poi il 3 maggio 2010 Roberto Meneguzzo, che contatta Marco Milanese (uomo di fiducia di Tremonti) lo rassicura con un sms: «Questa settimana si fa il Cipe con i fondi per il Mose». Milanese e Meneguzzo sono indagati. Intanto l’ex governatore Giancarlo Galan, coinvolto nell’inchiesta, ha chiesto subito un confronto con i pm.
In un verbale secretato intanto viene tirato in ballo anche l’ex ministro alle Infrastrutture Pietro Lunardi. Secondo l’ex presidente di Mantovani, Piergiorgio Baita, la commessa all’azienda di famiglia sarebbe arrivata per interessamento di Gianni Letta. La replica: «Solo un incarico per l’autostrada A27, tutto regolare».

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