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Nel futuro delle Pmi c’è la quotazione in Borsa

Il futuro è in Borsa. «Mai come oggi esistono condizioni favorevoli per far incontrare impresa e capitale». L’evoluzione delle piccole e medie imprese, secondo gli esperti del settore del Veneto, è nell’approdo sul mercato azionario. Lì dove le Pmi, una volta quotate, potrebbero ricevere benefici in termini di crescita e visibilità.

Attualmente le società venete sbarcate a Piazza Affari sono 25. E altre 114, sparse per tutto il Nordest, sarebbero pronte a seguire lo stesso percorso. La spinta decisiva è arrivata dall’Aim, Alternative investment market, il segmento borsistico indirizzato alle piccole e medie imprese. Nel 2013, a cinque anni dalla sua nascita, le società scambiate all’Aim erano 36, mentre alla fine di dicembre del 2019 risultavano essere 133, delle quali 11 venete. Con gli economisti che hanno invitato gli imprenditori a «non avere paura» delle oscillazioni del mercato azionario.

«Dietro a questo nuovo approccio c’è l’avvento al timone dei trentenni e dei quarantenni», ha spiegato il docente di economia degli intermediari finanziari all’università di Padova, Francesco Zen. «Ragazzi preparati, che parlano le lingue straniere, che hanno rapporti internazionali. Il passaggio generazionale coincide con un passaggio culturale. La scelta di aprire l’azionariato si traduce in apertura alla competizione globale».

«Certo, la grande crisi ha portato all’esplosione l’arcaico modello di relazioni tra banca e impresa», ha proseguito Zen. «E a Nordest si è aggiunto pure il quid di sfiducia derivante dal crac delle Popolari. Fatto sta che le aziende hanno un’attenzione verso la Borsa che in passato non avevano. Contemporaneamente ci sono tanti soldi in giro che, con i tassi a zero, vanno in cerca di rendimento».

Tra gli esempi virtuosi c’è il caso di Mevis, azienda specializzata nella metalmeccanica con sede a Rosà, in provincia di Vicenza. Lo scorso settembre Mevis ha concluso l’aggregazione con la vicina Euromeccanica. Ne è nato un gruppo da 140 milioni di fatturato. L’obiettivo, ora, è arrivare a 200 milioni di ricavi entro il 2020. Grazie alla Borsa. «Abbiamo un rigoroso piano industriale da realizzare», ha sottolineato il presidente e amministratore delegato di Mevis, Federico Visentin. «Stiamo valutando una serie di acquisizioni in Italia e all’estero, in particolare negli Stati Uniti. I milioni necessari andremo a prenderli sul mercato. Perché Borsa significa risorse finanziarie per diventare grandi e competere su scala internazionale, ma vuol dire anche trasparenza e garanzia per i soci di minoranza».

Secondo Anna Lambiase, amministratore delegato di Ir top consulting, società specializzata nell’accompagnamento delle Pmi in Borsa, «la molla principale che spinge al mercato è la voglia di crescere». E per crescere c’è Piazza Affari. «Ci sono tuttavia altri aspetti estremamente importanti», ha detto Lambiase al Corriere del Veneto. «Intanto, il fattore disciplina. Avere i bilanci certificati, tenere le scritture contabili in ordine, rispettare gli standard di trasparenza: tutto ciò è parte integrante della maturità di un’azienda». «L’approdo al listino», ha aggiunto, «offre evidenti benefici in termini di visibilità. In qualche modo è una carta vincente da spendere nei confronti dei fornitori e della clientela, specie a livello internazionale. Conclusione: la quotazione rende l’impresa più forte e più competitiva».

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