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Nel Fintech ancora pochi investimenti

Le maggioranza delle banche italiane ha tanta voglia di investire in Fintech ma la spesa sostenuta finora è piuttosto contenuta. Lo conferma l’indagine conoscitiva sull’adozione delle tecnologie applicate ai servizi finanziari che ha pubblicato ieri Bankitalia. Il lavoro è stato condotto su un campione di 93 intermediari: i 13 maggiori gruppi bancari italiani, 53 gruppi meno rilevanti, 23 intermediari non bancari e 4 filiazioni italiane di banche europee. Il 75% ha in previsione investimenti ma finora le risorse messe in campo si limitano quest’anno ad appena 135 milioni, ripartiti su oltre 280 progetti.
Le banche maggiori coprono il 92% di questa spesa, la cui modestia è resa lampante se la si confronta con i costi di gestione delle apparechiature IT delle banche (il cosiddetto total cost of ownership che considera l’intero ciclo di vita dei sistemi informatici), pari a 4 miliardi nel 2015.
Il fronte di maggiore impegno delle banche più grandi riguarda lo sviluppo di servizi informativi e dispositivi alla clientela (operatività dei conti correnti, servizi di pagamento, gestione dell’identità elettronica, riconoscimento a distanza). Gli investimenti delle banche minori puntano su tecnologie analoghe ma dal profilo innovativo meno accentuato, mentre i progetti degli intermediari non bancari è soprattutto su strumenti di pagamento, tecnologie «trasversali» e il crowdfunding.
Tutti prevedono investimenti per lo sviluppo delle tecnologie per la conclusione di contratti e la realizzazione delle operazioni a distanza, settori di operatività ritenuti «indispensabili per alleggerire la rete degli sportelli e raggiungere nuove fasce di clienti».
Tanti i fattori che determinano questo “passo lento” degli investimenti in Fintech: c’è l’eredità della crisi che pesa sui bilanci, l’alta percezione dei rischi di sicurezza informatica, la difficoltà di adeguare assetti organizzativi e processi operativi consolidati, l’incertezza del quadro normativo di riferimento. In questo quadro – conclude l’indagine di Bankitalia – le banche non possono stare ferme. Come ha affermato il vicedirettore generale Fabio Panetta qualche settimana fa alla Camera anticipando i primi risultati di quest’indagine, la concorrenza delle aziende Fintech sta già iniziando a intaccare i margini dell’attività bancaria tradizionale. Un’indagine McKinsey di primavera stima che nel prossimo decennio, con l’espansione in tutti i segmenti di mercato, i nuovi operatori (soprattutto i player over the top come Google, Apple o Amazon) potrebbero erodere il 60% dei profitti che le banche ottengono dalle attività al dettaglio.

Davide Colombo

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