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Nel fallimento per insolvenza le funzioni vengono sospese

Le società che esercitano attività commerciale (come anche le persone fisiche) possono essere dichiarate fallite quando si trovano in stato di insolvenza (articolo 5 della legge fallimentare). In questa circostanza, a differenza delle altre procedure, le funzioni del collegio sindacale, nelle ipotesi in cui è previsto, sono sospese, in quanto sono lo stesso debitore e i creditori che assumono un ruolo attivo.

L'azione del creditore

Nel caso in cui siano i creditori a presentare istanza di fallimento nei confronti del debitore, il tribunale convoca sia i creditori che il debitore, disponendo che quest'ultimo depositi sia i bilanci dei tre esercizi precedenti che una situazione patrimoniale, economica e finanziaria aggiornata (articolo 15 della legge fallimentare).

Lo schema da seguire per la rappresentazione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria è libera e, quindi, non è obbligatorio seguire il formato Cee, purché nel pieno rispetto dei principi generali di chiarezza, verità e correttezza, nonché quelli di prudenza, neutralità, competenza, continuità aziendale e comparabilità.

Se la società non è più operativa, invece, il bilancio deve essere redatto in base ai principi di liquidazione sia nel caso in cui sia stata deliberata la liquidazione sia nel caso di cessazione dell'attività. Il bilancio, in questo caso, non è soggetto a deposito in quanto non c'è una normativa che preveda l'obbligo di sottoposizione all'assemblea e all'organo di controllo.

L'istanza del debitore

In questo caso, l'imprenditore/debitore deve depositare presso la cancelleria del tribunale le scritture contabili e fiscali obbligatorie riguardanti i tre esercizi precedenti, documenti contenenti lo stato particolareggiato ed estimativo delle attività dell'impresa, l'elenco nominativo dei creditori e l'indicazione dei rispettivi crediti, l'indicazione dei ricavi lordi per ciascuno degli ultimi tre esercizi, l'elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in possesso dell'impresa e l'indicazione delle cose stesse ed il titolo da cui sorge il diritto (articolo 14 della legge fallimentare).

I documenti indicati (senza la necessità di conto economico, nota integrativa e relazione sulla gestione) rappresentano quello che comunemente viene definito «bilancio del fallimento» e non sono soggetti a preventiva approvazione, ma vengono resi noti soltanto tramite il deposito presso la cancelleria del tribunale fallimentare.

I principi da adottare in sede di «bilancio di fallimento» sono quelli ordinari, ad eccezione dei principi di prudenza (iscrizione del minore importo tra costo e valore di mercato), continuità aziendale e competenza, che sono invece del tutto inapplicabili. In particolare, il bilancio del fallimento deroga ai criteri ordinari di valutazione seguendo quelli del bilancio di liquidazione (valori di estinzione per le passività e valori di realizzo per le attività).

Le poste passive sono rappresentate sia dai debiti già maturati alla data dell'istanza di fallimento sia da quelli che possono maturare durante la procedura per eventi già accaduti o per oneri connessi allo svolgimento della procedura che vengono iscritti al valore nominale. Le voci dell'attivo patrimoniale non possono essere mantenute al valore originario di bilancio, in quanto deve essere indicato il valore di vendita.

Infine, se non ha provveduto l'organo amministrativo, il curatore deve redigere il bilancio dell'ultimo esercizio o riferito al periodo dall'inizio dell'esercizio fino alla data della dichiarazione di fallimento.

 

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