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Nel «dossier Italia» di Francoforte anche costi e fusioni

Tanta strada è stata fatta, per rafforzare il sistema bancario europeo, ma tanta strada resta ancora da fare e non solo in Italia, anche in Germania e Austria che presentano analoghe problematiche almeno sul fronte degli istituti di credito più piccoli. Nello specifico, il cammino della vigilanza bancaria si presenta ancora quest’anno piuttosto impegnativo nei riguardi del sistema bancario italiano dove persistono alcuni problemi che andranno risolti in prospettiva: lo smaltimento dell’elevato stock dei NPLs, la gestione dei nuovi crediti deteriorati sulle indicazioni suggerite dall’Addendum in arrivo, il contenimento dei costi più alti della media europea (per via di troppe filiali e troppo personale) e il consolidamento nel mondo delle piccole banche dove stride ancora la questione delle azioni non quotate. Si presenta così, per la vigilanza europea/italiana, il dossier Italia anno 2018.
Di progressi ne sono stati fatti tanti e questo all’Italia viene riconosciuto dalle alte sfere dei controllori: l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale degli impieghi, al lordo e al netto degli accantonamenti, dal 2016 al 2017 è calata a un ritmo superiore rispetto al resto dell’Europa. E gli undici gruppi bancari italiani vigilati da Francoforte e Banca d’Italia (in prospettiva 12 con la nuova holding delle cooperative), chi più chi meno si sono tutti impegnati per soddisfare quanto richiesto dal Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU) per accelerare lo smaltimento dei NPLs: hanno costituito le strutture interne informative e quelle operative con unità indipendenti e hanno presentato i loro piani strategici su come ridurre lo stock. I tecnici della vigilanza europea/italiana stanno ora analizzando questi programmi, in stretta collaborazione con le banche. Resta da vedere se quanto proposto in teoria verrà poi implementato e come verrà realizzato: solo a quel punto sarà chiaro se quanto realmente fatto sarà stato sufficiente o se occorrerà una stretta alle linee guida per renderle più stringenti. Questo per quanto riguarda il passato.
Guardando avanti, il ruolo della vigilanza entra in una zona grigia che non è quella di intervenire quando il danno è stato fatto, ma piuttosto di prevenire i problemi. Finita la consultazione sull’Addendum pubblicato lo scorso ottobre (indicando un’”aspettativa di vigilanza” riguardo agli accantonamenti prudenziali sui nuovi flussi di crediti che da in bonis diventano deteriorati), le strutture del MVU hanno sottoposto un testo agli organi decisionali, Consiglio di Vigilanza e Consiglio Direttivo della Bce, che dovrebbero dare il disco verde se non la prossima settimana, quella successiva. L’Addendum dovrebbe divenire pubblico attorno a metà marzo, con un testo non molto diverso da quello circolato, stando a fonti bene informate.
Oltre ai NPLs, vecchi e nuovi, la vigilanza europea sorveglierà più da vicino le esposizioni di Livello 2 (che hanno un’incidenza molto più grande del Livello 3 ma sono anche le meno rischiose) ed estenderà quanto possibile il suo sguardo agli istituti più piccoli vigilati direttamente dalla supervisione nazionale. Italia, Germania e Austria sono i tre Paesi in cima alla graduatoria delle problematiche bancarie europee locali: da un lato il consolidamento sarà monitorato, anche indirettamente da Francoforte, affinchè l’accorpamento di più istituti rafforzi il sistema e non lo indebolisca danneggiando le banche migliori che inglobano le peggiori; dall’altro lato va sciolto il nodo delle azioni non quotate, che possono ritorcersi contro le banche emittenti come un boomerang, quando il prezzo daloro controllato lievita troppo e senza motivo.

Isabella Bufacchi

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