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Nel Def soltanto i numeri La partita deficit con la Ue

Prove di intesa tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle sull’agenda economica e la politica di bilancio. Sulle misure da varare la distanza è ancora molto ampia, ma in vista del Documento di economia e finanza, che il governo Gentiloni consegnerà al Parlamento la prossima settimana, i due partiti usciti vincitori dalle elezioni cercano almeno un linguaggio comune.

Difficile al momento immaginare che i due partiti possano votare un’unica Risoluzione, l’atto con il quale il Parlamento accompagnerà il Def, prima tappa del processo che porterà alla legge di Bilancio in autunno. Ma un avvicinamento sui temi c’è, con Matteo Salvini che non chiude più la porta al reddito di inserimento («Sono disposto a studiare e capire» ha detto), e prefigura una revisione non immediata della riforma previdenziale.

Il Def del governo uscente non conterrà opzioni politiche, ma ribadirà gli obiettivi di bilancio già fissati, con il deficit 2019 all’1,6% grazie all’aumento dell’Iva già previsto per legge (e che tutti vogliono scongiurare). Lega e 5 Stelle proveranno comunque a ipotecare la politica di bilancio del nuovo esecutivo impegnandolo su obiettivi comuni. Uno di questi è la spinta espansionistica all’economia, attraverso investimenti che portino più crescita. L’austerità di bilancio è un nemico comune per Di Maio e Salvini. Anche se a parecchi esponenti dei due partiti è servita, se non altro per entrare in Parlamento, come ricorda Alberto Bagnai, professore anti euro, eletto in Abruzzo per la Lega.

L’altra sera, al termine della terza votazione per il nuovo presidente del Senato, salendo la gradinata ha incrociato Mario Monti. «Si ricorda professore, ci siamo visti in tv. È una bellissima esperienza, aveva ragione Giorgio La Malfa a dirmi che avrei dovuto farla, che mi avrebbe arricchito culturalmente. Del resto, non posso fare a meno di pensare che senza l’austerità io non sarei mai arrivato qui, e per questo mi sento di ringraziarla sinceramente» ha detto Bagnai all’ex premier. Era da un po’ che quel sassolino dalla scarpa voleva toglierselo.

Mario Sensini

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