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Nel decreto Sostegni salgono importo medio e imprese beneficiate

Il rilancio dell’economia dipende dal piano vaccinale. Prima si metterà in sicurezza il Paese dal punto di vista sanitario, prima potrà ripartire tutto il sistema economico. Resta questa la strategia del governo anche in vista del varo del Def (il Documento di economia e finanza) previsto per la prima metà del prossimo mese, insieme alla richiesta al Parlamento di un nuovo scostamento di bilancio tra i 20 e i 30 miliardi di euro, necessario per finanziare le attività economiche congelate dalla pandemia. Ci sono settori che – come l’industria, costruzioni comprese – hanno resistito sebbene con notevoli difficoltà; altri, i servizi in particolare, che sono rimasti sostanzialmente fermi per tutto l’anno con la perdita di circa 110 mila posti di lavoro. Le richieste di sostegni arrivati ieri all’Agenzia delle Entrate confermano questo quadro: in un giorno sono state inoltrate oltre 230 mila domande, pari a 550 al minuto. Una corsa al sostegno. Come era stato già con gli interventi precedenti del governo Conte II nel 2020. A partire dall’8 aprile l’Agenzia trasmetterà i primi mandati di pagamento.
E proprio l’Agenzia delle Entrate in uno studio interno ha messo a confronto, per risorse impiegate e platea dei beneficiari, il decreto Rilancio (governo Conte II) del maggio 2020 con il decreto Sostegni approvato poco più di dieci giorni fa dal governo Draghi, per esaminare, da una parte, gli impatti, e dall’altra eventualmente calibrare le nuove misure che il governo dovrà prendere prima dell’estate. Obiettivo di entrambi i decreti una platea “generalista” di imprese, mentre l’ultimo decreto Ristori (il quarto della serie del governo Conte II) restringeva i beneficiari in base ai codici Ateco (la classificazione delle attività economiche) e al territorio, tanto che solo poco più di mezzo milione di partite Iva ha ricevuto un sostegno. Nel caso del decreto Rilancio i beneficiari sono stati 2,39 milioni di partite Iva che sono diventate tre milioni con l’ultimo decreto Sostegni, il quale ha esteso la platea ai professionisti con un calo del fatturato del 30 per cento rispetto al fatturato medio mensile del 2019. Con il primo provvedimento del governo Draghi – secondo lo studio dell’Agenzia delle Entrate – è aumentato del 26 per cento il numero delle partite Iva (in termini assoluti +610 mila) che potranno ricevere un sostegno.
La platea è stata allargata grazie ad un incremento significativo delle risorse messe in campo: più di 11 miliardi contro i 6,6 miliardi del provvedimento del maggio 2020: il 68 per cento in più.
Lo studio dell’Agenzia delle Entrate esamina poi in dettaglio l’importo medio pro-capite previsto dai due provvedimenti: con il decreto Draghi si va da 725 euro in più (+53 per cento) per chi ha fatturato meno di 100 mila euro nel 2019, a 14.078 euro in più (+104 per cento) per chi invece ha fatturato tra il milione e i cinque milioni nel 2019. Va aggiunto che il decreto Sostegni prevede il riconoscimento del contributo anche ai soggetti con ricavi dai cinque milioni ai dieci milioni. Questo gruppo di imprese era escluso dal precedente decreto Rilancio. Tuttavia – sempre secondo le elaborazioni dell’Agenzia – la maggior parte dello stanziamento del decreto Sostegni (cinque miliardi su oltre 11, pari al 45 per cento) è destinato ai soggetti con ricavi e compensi nel 2019 non superiori a 100 mila euro (dunque piccole attività), mentre ai soggetti di dimensioni maggiori con fatturato tra i cinque e i dieci milioni vanno 556,55 milioni pari al 5 per cento del totale.
C’è, infine, un aspetto importante che distingue i due provvedimenti e riguarda il periodo di calo del fatturato preso in considerazione. Il decreto Rilancio (quello del maggio 2020) confrontava i ricavi relativi ai mesi di aprile 2020-2019, escludendo in questo modo le attività che non si svolgono in quel mese (molte imprese della filiera del turismo, per esempio); il decreto Sostegni calcola il ristoro basandosi su una media annuale, riducendo così le possibili distorsioni dovute alla stagionalità di alcune attività economiche.
Il decreto Sostegni, dunque, stanzia più soldi e per più imprese. Si tratta ora di verificare se – come disse il presidente Mario Draghi – i soldi arriveranno anche il «più velocemente possibile».
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