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Nel decreto più vincoli alle Regioni. Sarà difficile scalare di zona

Le maglie si sono strette. E, dunque, sarà più facile diventare “zona a rischio”. E molto più difficile invece tornare indietro: con l’Rt superiore a 1 si diventa arancioni e con quello a 1,25 rossi. Ma c’è altro. Le regioni considerate a “rischio alto”, per via di alcuni dei 21 indicatori come per esempio l’occupazione dei posti letto, non potranno scalare di fascia anche in presenza di un calo dell’indice di contagio. Il governo ha spiegato ieri alle Regioni il piano dei cento giorni: un nuovo Dpcm da approvare entro la settimana e lo stato di emergenza posticipato per un ulteriore trimestre. «L’obiettivo — hanno detto i ministri della Salute, Roberto Speranza e delle Autonomie, Francesco Boccia — è arrivare a fine aprile con il piano vaccinale a pieno regime e una pressione sugli ospedali gestibile. Significherebbe uscire dalla pandemia o per lo meno dalla sua fase più grave ». La teoria è semplice: il Covid 19 stressa la rete ospedaliera costringendo i pazienti più fragili a lunghi ricoveri, quando non li uccide. Vaccinare, e dunque rendere immuni, le fasce più deboli (e gli operatori sanitari) significa mettere in sicurezza il servizio sanitario. E dunque rendere tutto più gestibile. Per farlo «serve un ulteriore sforzo» ha detto il governo. Sforzo che, questa volta, le Regioni sono pronte ad accettare. Ma nella lunga riunione di ieri hanno chiesto due punti: maggiore chiarezza e ristori immediati.
Sul primo punto la richiesta di alcuni è stata di eliminare il sistema delle fasce. Lombardia, Campania e Friuli Venezia Giulia, con l’accordo in realtà di molti altri governatori, hanno chiesto di rendere tutta Italia zona arancione ed eventuale stretta per alcune regioni in caso di peggioramento dei dati. Una proposta che, però, il governo non intende raccogliere. Boccia e Speranza sono convinti, «numeri alla mano», che il sistema delle fasce ha funzionato. «Ci ha salvato per due volte da un nuovo lockdown — hanno detto — E dunque non ha senso smontarlo». Non verrà introdotto il sistema dei 250 casi ogni 100 mila abitanti, chiesto dai tecnici e fortemente contestato dalle Regioni. Ma ci sarà una stretta sui numeri dell’Rt e., probabilmente, l’introduzione del parametro sull’occupazione dei posti letto. Si ragiona sulla possibilità di abbassare la soglia critica del tasso di occupazione delle terapie intensive e dei posti letto in area medica, fissata ora al 30 e 40 per cento. In base all’ultimo monitoraggio, 13 sono le Regioni e le Province autonome a rischio: 7 (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Veneto, Bolzano e Trento) per tutte e due le voci, 6 (Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria, Puglia e Valle d’Aosta) per una sola: il rischio per loro è zona rossa o arancione.
Sui ristori sono invece arrivati impegni precisi: «Ci saranno per tutte le attività che resteranno chiuse» ha detto Boccia, compreso lo sci. Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha chiesto lo stop alla vendita di asporto per i bar alle 18, la norma anti movida, ma non per il cibo: «Altrimenti si penalizzano ingiustamente i ristoranti ». Bloccati gli spostamenti tra regioni, sarà possibile ricevere massimo due persone a casa, una sola volta al giorno. Nella bozza non è presente il weekend arancione ma si ragiona sulla riapertura dei musei nelle regioni gialle. Confermato il coprifuoco dalle 22 alle 5. Domani Speranza va in Parlamento. Giovedì il via libera definitivo.

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