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Nel decreto anche le Bcc e le sofferenze

ROMA
Stavolta gli indugi sembrano sciolti e la data del varo del decreto-legge unico, interamente dedicato al capitolo banche, dovrebbe essere quella di domani. Come si sa la scelta di riunire in un blocco unico con caratteristiche di urgenza tutti e quattro gli argomenti di cui si discute da tempo (garanzia pubblica a pagamento per le sofferenze cartolarizzate, revisione degli aspetti di diritto fallimentare e accelerazione delle procedure esecutive, riforma delle bcc e per l’appunto, rimborso dei risparmiatori) è maturata in un incontro svoltosi giovedì scorso fra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Padoan, peraltro, è stato a Palazzo Chigi anche ieri mattina, prima che l’ennesima giornata di passione sui mercati (i titoli bancari continuano a fare le spese delle incertezze sulle prospettive della crescita e, conseguentemente, della profittabilità bancaria) convincesse tutti della necessità di una risposta legislativa decisa e all’altezza dei problemi.
Accanto alla scelta di dare una veste di decreto legge anche alla soluzione individuata già nella Legge di stabilità per offrire un ristoro ai risparmiatori eccessivamente esposti in obbligazioni subordinate delle quattro banche messe in risoluzione(con il fondo di solidarietà interamente finanziato dal sistema bancario e pari a 100 milioni) i nodi che l’atteso provvedimento dovrà sciogliere sono anche altri. Il primo è quello di dare una definizione, la più efficace possibile, della Garanzia pubblica a pagamento(Gacs) sulle sofferenze cartolarizzate. Oggi i non performing loans al netto del totale degli accantonamenti sono pari in media al 10 per cento dei prestiti bancari, e sono coperti integralmente da garanzie. E’ certo, tuttavia che gli 88 miliardi di sofferenze nette costituiscono una zavorra, soprattutto per le banche medie e piccole. Altrettanto essenziale per il mondo del credito italiano è arrivare a meccanismi che accelerino in modo consistente i tempi per il recupero crediti, perchè una giustizia più celere accresce il valore di mercato dei crediti deteriorati e dunque li rende più facilmente cedibili al mercato. In terzo luogo, sulla rampa di lancio c’è una riforma di cui si parla da molto tempo che è la riforma del credito cooperativo. La riforma passa per la costituzione di una capogruppo spa con licenza bancaria il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria dalle Bcc. La capogruppo, il cui capitale minimo viene fissato a un miliardo, esercita funzioni di indirizzo e controllo e ad essa le banche aderiscono attraverso un contratto di coesione. Nel testo c’è anche la clausola che consentirà alle banche di credito cooperativo di scendere sotto la soglia del 51%, qualora fosse necessario reperire più risorse. Infatti, stando alle bozze circolate nei giorni scorsi, nel provvedimento si afferma che il ministero dell’Economia può stabilire, su proposta della Banca d’Italia, una soglia di partecipazione delle Bcc al capitale della capogruppo diversa, tenendo conto delle esigenze di stabilità del gruppo.

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