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Nel decreto da 55 miliardi aiuti per imprese e lavoro

ROMA — Una iniezione da 55 miliardi, 155 con le garanzie per la liquidità alle imprese, per far fronte alle conseguenze economiche del coronavirus e del blocco delle attività. Circa 25 miliardi andranno al lavoro, 15 alle imprese: ma l’intera società beneficia delle ingenti risorse del decreto “Rilancio”, varato ieri dal Consiglio dei ministri in una rapida seduta, dopo settimane di contrasti. «È una premessa per la ripresa», ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa. «Nessuno sarà lasciato solo», ha sottolineato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.
Nel pacchetto per le imprese, premiate le aziende in senso stretto e le partite Iva (artigiani, commercianti e professionisti). Le imprese fino a 250 milioni di fatturato avranno un taglio del saldo e acconto Irap di giugno che vale circa 4 miliardi; le imprese più piccole da 5 a 50 milioni potranno inoltre ricapitalizzarsi con uno sconto fiscale (i soci potranno avere uno sconto Irpef del 30 per cento sui capitali immessi).
La fascia sotto i 5 milioni di fatturato delle imprese “arruola” dal mese di maggio anche gli artigiani e i commercianti (che per aprile avranno confermato insieme ai 3,7 milioni di partite Iva di marzo il vecchio indennizzo di 600 euro): queste aziende avranno un contributo a fondo perduto, oltre al pagamento degli affitti e riduzione delle bollette, solo se dimostreranno di aver perso il 30 per cento del fatturato, erogherà l’Agenzia delle Entrate (che possiede tutti gli Iban). Ci sarà una soglia minima in maggio, indipendente dalle perdite: 1.000 euro per artigiani e commercianti e 2.000 per le imprese. Restano nei 600 euro Inps coloro che hanno brevi storie contributive come gli stagionali e i lavoratori dello spettacolo.
La sanità è l’altro pilastro dell’intervento: 2,6 miliardi per assumere 10 mila infermieri e l’acquisto di postazioni per la rianimazione. Intervento per la ricerca definiti dal ministro dell’Università Manfredi «storico»: 400 milioni.
L’altro settore, coinvolto direttamente dall’epidemia è il turismo, insieme alla cultura ci sono 2 miliardi. Ma soprattutto c’è la possibilità per alberghi e teatri, ristoranti e sale concerto, di mettere in atto lavori di distanziamento con sconti fiscali del 60 per cento.
Case e famiglia entrano in modo trasversale nella manovra, come ha osservato il premier Conte. Ecobonus e sismabonus arrivano ad una detrazione del 110 per cento per chi eleva la classe energetica. Colf, badanti, baby sitter e congedi saranno assicurati.
Il pacchetto lavoro vale 25,6 miliardi, quasi la metà del decreto. Salgono tutti gli stanziamenti rispetto al Cura Italia. La cassa integrazione passa da 5 a 16 miliardi, coprendo così i buchi di marzo (almeno 2,8 miliardi) e altre 9 settimane da usare così: 5 entro agosto e 4 tra settembre e ottobre. L’indennità per gli autonomi sale da 3 a 4,5 miliardi: altri 600 euro per aprile in automatico a chi li ha chiesti a marzo e 1.000 a maggio. Il reddito di ultima istanza cresce da 300 milioni a un miliardo e 150 milioni: 600 euro per aprile e maggio ai professionisti iscritti alle Casse, ma anche a lavoratori esclusi dagli altri aiuti, come i dipendenti a termine degli aeroporti. Più fondi poi per coprire i periodi di quarantena ai lavoratori contagiati da Covid, equiparati a malattia professionale: da 130 a 380 milioni. Quasi mezzo miliardo al nuovo bonus per colf e badanti. E 230 milioni al Fondo nuove competenze per coprire ore di formazione professionale, al posto delle ore di lavoro. Lo smartworking — il lavoro da casa — diventa un diritto per chi ha figli sotto i 14 anni. Mentre il divieto di licenziamenti sia individuali che collettivi sale da 2 a 5 mesi, fino al 23 agosto. I sussidi di disoccupazione in scadenza — Naspi e Discoll — sono prolungati di altri 2 mesi, dopo i 2 del Cura Italia. Esce dal decreto l’allargamento del Reddito di cittadinanza che non sarà compatibile — come pure volevano i Cinque Stelle — col nuovo Rem, il Reddito di emergenza per i più poveri finanziato con quasi un miliardo.
Si introduce un’importante novità per la cassa integrazione, allo scopo di velocizzarla. Tutte le nuove domande dovranno essere indirizzate dalle imprese direttamente all’Inps, comprese quelle per la Cig in deroga affidate sin qui alle Regioni in un iter lungo e complicato. L’Inps anticiperà il 40% di tutti gli assegni entro 15 giorni dalla presentazione della domanda. Il saldo o l’eventuale revoca dell’anticipo (se non dovuto) solo quando le aziende manderanno tutti i documenti. Nulla cambia per le domande in corso o già inviate. Si introduce di fatto un doppio binario per la Cig in deroga: le prime 9 settimane seguono il vecchio iter regionale, le altre 9 quello via Inps col 40% dell’anticipo. Chi ha già usato le 9 settimane del Cura Italia può attaccare le prime 5 entro agosto. Per le altre 4 d’autunno servirà nuova domanda.
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