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Nel concordato preventivo obblighi in capo ai debitori

In caso di concordato preventivo la legittimazione sotto il profilo tributario spetta al commissario nei soli limiti in cui la pretesa o l’obbligo siano sorti nel corso e in funzione delle operazioni di liquidazione. Per gli altri obblighi sorti in passato unico interlocutore rimane il debitore che così come non si è spogliato della gestione dell’impresa al tempo stesso ne è pure stato il diretto interlocutore processuale. Questo è l’importante principio espresso dalla Corte di cassazione, con la sentenza del 5 settembre 2014 n. 18755. Nel concordato con cessione dei beni il commissario liquidatore agisce in una veste generalmente qualificata come mandatario dei creditori, mentre il debitore in ogni caso mantiene (oltre che la proprietà dei beni) la legittimazione processuale, mancando nel concordato una previsione analoga a quella dettata dall’art. 43 l. fall., per il fallimento. Ne consegue, quanto ai rapporti tributari, che il debitore ammesso al concordato preventivo, con cessione dei beni ai creditori e nomina del commissario liquidatore, che prosegua nell’esercizio dell’impresa, «conserva la sua capacità processuale» e continua a essere soggetto passivo di imposta e destinatario di tutti gli obblighi di natura fiscale connessi alla prosecuzione della sua attività. In quanto parte in senso sostanziale di tutti gli atti che concernano il suo patrimonio, il debitore «lo rimane anche per i rapporti tributari, che pertanto a lui fanno direttamente capo, e sui quali è legittimato processualmente a interloquire». Sicché è solo a lui che vanno notificati gli atti impositivi ed è solo lui «l’unico legittimato passivo in ordine alla verifica dei crediti dopo l’omologazione del concordato, sussistendo la legittimazione del liquidatore solo nei giudizi relativi a rapporti obbligatori sorti nel corso e in funzione delle operazioni di liquidazione. È evidente perciò alla luce di questo combinato quadro di riferimento che la legittimazione del commissario liquidatore sia riconoscibile nei soli limiti in cui la pretesa o l’obbligo siano sorti «nel corso e in funzione delle operazioni di liquidazione», diversamente dovendo riconoscersi che essa competa al debitore, che così come non si spoglia della gestione dell’impresa e della gestione dei propri affari, parimenti ne è pure il diretto interlocutore processuale.

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