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Nel 2016 giù le cause pendenti

Migliora lo stato della giustizia ma le riforme devono completarsi. Calano le cause pendenti, sia nel civile sia nel penale. Al 30 giugno 2016 i processi civili pendenti erano 3.800.000 (5.200.000 nel 2013), facendo segnare un decremento di circa il 5% rispetto all’anno precedente (tranne la Cassazione, che vede la sua pendenza crescere del 3,2%). Nel penale 3.230.000 procedimenti circa, con una riduzione del 7% rispetto all’anno passato. E per la prima volta dopo anni diminuisce il cosiddetto debito Pinto (le condanne all’indennizzo per irragionevole durata dei processi), meno 100 milioni di euro a luglio 2016, mentre 789 sono i detenuti per reati contro la p.a. Sono i dati forniti ieri dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, prima in Senato e poi alla Camera, illustrando i risultati 2016 nell’amministrazione della giurisdizione. Il guardasigilli ha annunciato di aver inviato a palazzo Chigi la proposta di legge per l’equo compenso dei professionisti.

I numeri della giustizia. Al 30 giugno 2016 le cause civili pendenti erano 3.800.000 (5.200.000 nel 2013); tutti gli uffici segnano un decremento di circa il 5% ma non la Corte di cassazione, che vede la sua pendenza crescere del 3,2% e che ogni anno introita 30 mila ricorsi, nonostante la riforma del rito; la mediazione civile (anche spinta dalla nuova obbligatorietà) fa performance di tutto rispetto (oltre 196 mila, +10% rispetto al 2015). Considerando tutte le Adr, i tentativi di risolvere una controversia fuori dal tribunale sono stati 366 mila. Sul versante penale, il Guardasigilli evidenzia la pendenza di 3.230.000 procedimenti circa, con una riduzione del 7% rispetto all’anno passato. Il Guardasigilli ha insistito sull’impegno organizzativo: 1 miliardo e 700 mila euro le risorse recuperate in questi anni e investite; riduzione dei costi dei servizi di 1/3; ingresso di 4 mila nuove unità amministrative e 1.100 nei ranghi della magistratura; 1.150 tirocinanti nell’ufficio del processo e altri 3 mila ex articolo 73. «Abbiamo recuperato 40 posizioni nella classifica dei Doing Business. La Giustizia non è ancora una risorsa per il Paese ma non è più una zavorra. Siamo ormai nella media Ue», ha ribadito. Sul fronte della cybersicurezza, al 31 gennaio 2017, data fissata dal Garante per il pieno adempimento delle proprie prescrizioni, la pressoché totalità degli uffici sarà in regola e si è impressa una decisa accelerazione ai lavori per la realizzazione di una rete protetta per le operazioni di intercettazione.

I punti critici. Con riguardo alla magistratura, oltre ad archiviare la protesta di Anm con un «la reazione è sproporzionata», Orlando si è soffermato su controlli e nomine. Se da una parte l’obiettivo del Governo è di preservarne «l’autonomia e l’indipendenza», dall’altra la sua «azione è rivolta a garantire che i controllori siano sottoposti ad altri controllori rispondenti soltanto alla legge, nella piena garanzia della divisione dei poteri». Quindi «le ispezioni ministeriali sono rivolte molto meno a verifiche di irregolarità di carattere formale e più a lesioni dei diritti delle persone o comportamenti che gettano discredito sulla magistratura o violano le regole di funzionamento degli uffici». Sulle nomine per gli incarichi direttivi, il sistema statistico permette di monitorare in dettaglio le pendenze e «fondare la valutazioni su risultati e performance degli uffici», criteri che il ministro auspica siano sempre più al centro delle scelte del Csm.

Riforma penale. «Un errore non approvarla», ha detto il ministro proprio in aula al Senato dove la riforma è bloccata da mesi. Sulle intercettazioni: «È necessario un intervento normativo perché le apprezzabili circolari delle procure non bastano a garantire a ciascun cittadino la tutela della non diffusione di quelle irrilevanti». E quanto alla prescrizione «si è raggiunto un punto di equilibrio tra termine per l’accertamento delle responsabilità penali e ragionevole durata dei processi». Il Guardasigilli ha annunciato gli Stati generali della lotta alla criminalità organizzata contro i sempre più stretti incroci tra criminalità organizzata e circuito finanziario. Ha chiesto di approvare la norma sul reato di tortura e la riforma del diritto di asilo, superando il reato di immigrazione clandestina.

Claudia Morelli

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