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Nel 2015 tasse giù con la lotta al «nero»

Anche nel 2015 la dote legata a misure straordinarie di contrasto dell’evasione fiscale dovrà essere obbligatoriamente destinata alla riduzione della pressione fiscale, e in primis della tassazione sul lavoro, facendo leva sul Fondo taglia-tasse. Che a partire dal prossimo anno, senza più alcun vincolo temporale (quindi anche dopo il 2015), potrà essere alimentato utilizzando solo le maggiori entrate «permanenti» dalla lotta al “nero” rispetto agli obiettivi di bilancio già fissati e alle risorse effettivamente incassate nell’esercizio precedente. A estendere al prossimo anno il dispositivo già previsto per il 2014 dall’ultima legge di stabilità e al tempo stesso a escludere le risorse recuperate con interventi una tantum dalla dote con cui alimentare il Fondo taglia tasse previsto dall’ultima legge di stabilità è un emendamento del Governo al decreto Irpef presentato nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato.
Un correttivo, che ha la fisionomia di un affinamento tecnico delle misure contenuta nella “stabilità” dell’esecutivo Letta, con cui il Governo Renzi sembra anche voler dare un un segnale in chiave politiche sulla volontà di continuare a muoversi nel solco della della riduzione delle tasse, dando priorità al cuneo fiscale. L’emendamento serve pure a precisare, indirettamente anche a Bruxelles, che su questo fronte la dote considerata utilizzabile dalla lotta al sommerso è soltanto quella collegata a interventi di tipo strutturale.
In commissione il Governo ha anche manifestato l’intenzione di condividere l’esigenza di estendere alle famiglie mono-reddito con almeno 3 figli il bonus da 80 euro. Ad affermarlo è stato il viceministro dell’Economia, Enrico Morando. Che ha ribadito come l’esecutivo punti a garantire il bonus anche a pensionati e incapienti con la prossima legge di stabilità. L’emendamento sui nuclei mono-reddito con 3 figli, che si tradurrà in una riformulazione di quello presentato da Ncd, dovrebbe essere votato oggi insieme ai correttivi riguardanti i nodi principali ancora in sospeso: l’eventuale alleggerimento dell’impatto del taglio sulla Rai e il restyling di una parte del capitolo spending relativo agli acquisti di beni e servizi della Pa.
Entro la serata di oggi le commissioni Bilancio e Finanze contano di concludere l’esame del provvedimento. Un iter rapido, insomma. Anche se non è ancora del tutto esclusa l’ipotesi di un prolungamento dei lavori a domani mattina o a martedì mattina (saltando tutto il week end), giornata in cui è previsto l’approdo in Aula a Palazzo Madama del provvedimento. Il via libera del Senato dovrebbe arrivare entro il 5 giugno. Il testo del Dl, che scade il 23 giugno, passerà poi all’esame della Camera che avrà a disposizione meno di 20 giorni per apporre il suo sigillo. Resta da capire se nel suo cammino parlamentare il decreto Irpef ingloberà il decreto sulla proroga della Tasi al quale sta lavorando il Governo.
Tra gli emendamenti già presentati dall’esecutivo e dai relatori, Cecilia Guerra (Pd) e Antonio D’Alì (Ncd), per i quali l’ok è praticamente certo c’è anzitutto quello con cui viene resa più soft la stretta per le imprese che hanno rivalutato i loro asset con un pagamento dell’imposta sostitutiva frazionato in tre rate di pari importo (16 giugno, 16 settembre e 16 dicembre). Stesso discorso per il ritocco che prevede l’equiparazione del trattamento fiscale sulle plusvalenze e i dividendi delle partecipazioni qualificate e non qualificate attraverso il perfezionamento del meccanismo per aumentare al 26% la tassazione sulle rendite finanziarie. E scontato può essere considerato anche il sì alla delega ad hoc chiesta dal Governo per completare entro il 31 dicembre 2015 la riforma del bilancio dello Stato cominciando dalla riorganizzazione dei programmi di spesa.
Ma anche alcuni emendamenti presentati dai gruppi parlamentari hanno molte chance di passare seppure in una versione riformulata. Oltre a quello sull’estensione del bonus Irpef, appare molto gettonato un emendamento a firma di Federica Chiavaroli (Ncd) che prevede la riforma dell’attività di consulente finanziario. Tra le altre proposte che ieri risultavano accantonate per una più attenta valutazione c’è poi quella quella del presidente della commissione Finanze del Senato, Mauro Maria Marino (Pd), che consente la riammissione a un piano di rateizzazione dei debiti con il fisco ai contribuenti che hanno perso questa possibilità. Tra i ritocchi da votare anche quello di Mario Michele Giarrusso (M5S), che punta all’abolizione dei vitalizi ai soggetti condannati in via definitiva per mafia e per reati contro la pubblica amministrazione.
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